Chi era Sandro Franzin “Billo”

franpallSandro….soprannominato simpaticamente “Billo”, nasce a Pinerolo nel 1953. Inizia a Giocare a Basket nell’oratorio salesiano della Crocetta a Torino. Nel 1970-71 gioca nella Reale Società Ginnastica di Torino e conquista il campionato di serie B. Frequenta l’Istituto Superiore di Educazione Fisica di Torino e vince 3 Campionati Nazionali Universitari. Viene contattato da molte squadre di serie A ma lui nel 1977-78-79 sceglie di giocare alla MECAP di Vigevano in serie B e porta la squadra prima in serie A2 e poi in A1. gioca al fianco di giocatori come Jellini, Malagoli, Crippa, Delle Vedove, Solman Damir, Mayes Clyde. Allenato da allenatori come Richard Percudani , Gianni Asti (di Varese), Piero Pasini, Bruno Boero, Giorgio Maule, Enrico Delmastro. Nel 1976, alla nascita di Arianna, viene a vivere a Frossasco. Nel 1979-80 gioca in serie A nella Grimaldi Auxilium Torino ed in seguito continuò a giocare in Piemonte e mentre stava provando e si accingeva a giocare ad Alba, scompare prematuramente nel 1984 all’età di 31 anni, poco dopo la nascita del secondogenito Marco. Sandro è stato un ragazzo ed un giocatore stimato in tutto l’ambiente cestistico Piemontese e Nazionale: un esempio da seguire per i nostri piccoli atleti al fine di andare sempre più in alto nello Sport e nella Vita. Per ricordarlo organizziamo da ventun’anni (normalmente il primo sabato di giugno) il “playground in…campagna e… in famiglia Billo” a Frossasco, dove è nata una associazione sportiva a lui intitolata la “Franzin Val Noce”, che svolge attività a trecentosessanta gradi sul territorio. Il comune di Frossasco ha anche intitolato a lui la Palestra Comunale. Siamo felici di ricordarlo con nostalgia ma anche con grande serenità e goliardia, doti che erano parte integrante del suo carattere.

“GRAZIE BILLO”

Ricordo di Mario Mussini da Vigevano….Nessuno ha mai detto che, uno degli episodi più importanti della storica promozione in Serie A2 nel 1976, vide protagonista Alessandro Franzin e si trattò di una finta in difesa. Solitamente questo fondamentale viene usato dall’attaccante per sbilanciare il difensore, mentre in quell’occasione fu esattamente il contrario.
Giocavamo a Chieti la prima partita della poule finale a tre (l’altra squadra era la Juve Caserta) e quindi non si potevano fare conti: bisognava vincere sempre! Noi eravamo decisamente più forti di entrambi, ma il clima degli spareggi, in generale, gioca brutti scherzi.
A Chieti, poi, ci siamo complicati la vita con un fatto che, inizialmente ritenuto utile alla squadra, si dimostrò un vero e proprio boomerang: lo sponsor Mecap aveva una filiale a Lanciano, a pochi Km. da Chieti e a quella partita vennero mandati a fare il tifo per noi 300 operai vestiti con magliette, sciarpe e berrettini della Mecap. Il pubblico di casa li accolse al grido:” Schiavi .. Schiavi…” e per noi l’accoglienza fu ostile al massimo, mentre i nostri avversari giocarono caricatissimi.
Stavamo giocando gli ultimi dieci secondi e la squadra di casa conduceva per un punto e aveva una rimessa laterale: partita praticamente vinta. Incrociai lo sguardo sconsolato di Pasini, ma io feci segno di no con la testa: non la sentivo ancora finita!
Franzin fissò il suo diretto avversario e, improvvisamente, fece la famosa finta: inizialmente lo lasciò smarcare, ma poi allungò leggermente lo scivolamento difensivo di quel tanto che lo costrinse a ricevere la palla oltre la linea di metà campo, commettendo un’evidente infrazione. Io ero piazzato bene e ho visto benissimo tutto, l’arbitro Baldini fischiò con determinazione (e anche con un certo coraggio), nel clima infuocato degli ultimissimi secondi. Il resto è noto a tutti: rimessa e palla a Malagoli che riceve in posizione di ala sinistra e che palleggia fino alla sua “mattonella” sul lato destro e che, all’ultimo secondo e da otto metri abbondanti, lascia partire il tiro che si infila nel canestro sfiorando appena la retina, quando un nostro avversario era sottocanestro con le braccia già alzate! Un trionfo ed un inferno, col pubblico inferocito. Ne fece le spese proprio Franzin, colpito alla testa da una lattina di bibita pressata in modo da far male e lo fece. Nulla di grave, per fortuna, e nulla di grave neanche agli operai di Lanciano che stettero muti tutta la partita, zittiti dalle minacce degli altri tifosi.

Hall of Fame di Vigevano
Non poteva mancare una pagina dedicata alla più bella epoca del basket vigevanese e non: quella della MECAP, una squadra che ha rappresentato tantissimo per tutti i giovani vigevanesi e lomellini di allora. Su tutti in quel periodo, Clyde Mayes gigante del South Carolina subito entrato nelle simpatie di tutta una città; con lui Giulio Jellini, Damir Solman e i compianti Claudio Malagoli e Sandro Franzin. Dalla qualità delle foto capirete che esse hanno decorato per oltre un decennio le pareti della camera di uno di quei ragazzi vigevanesi che sono cresciuti sognando di giocare a basket come i loro idoli….Ma oltre loro, tanti campioni ci hanno accompagnato fin qui, da Meneghin a D’antoni, da Doctor J a Magic Johnson e Michael Jordan, fino alla Nazionale giunta a un passo dal sogno ai Giochi Olimpici di Atene 2004

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