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Roberto Bosio.. Domenica 23 agosto 2009

Dopo aver lottato per la vita con tutte le sue forze contro la malattia, si è spento Roberto Bosio. Lascia la moglie Francesca e le sue due splendide bimbe Giulia e Sara. Non è nostra consuetudine, sia per un senso di rispetto verso i familiari e perchè ce lo siamo dati come regola, pubblicare e commentare sul nostro sito questo tipo di notizia.. Per Roby è diverso perchè oltre ad essere un nostro grande amico, è una persona che sa ascoltare, che partecipa agli avvenimenti con umiltà, che è ben voluto da tutti e non è mai mancato, alle varie edizioni del Basketover a Frossasco e a Torino...un pezzettino della nostra vita e della nostra storia che se ne andato,con discrezione, quasi in silenzio senza disturbare troppo.Seppur tutti sapessero della malattia quando ci si incontrava il suo comportamento era quello di sempre, quasi che la vita in quel momento fosse la stessa. Uomo di cultura incredibile ha saputo coniugare il suo impegno nel suo particolare mondo del lavoro, con la capacità di tuffarsi nella più sana e vera goliardia insieme agli amici riscoprendo quei valori che ai nostri tempi sono sempre più difficili da applicare nella vita di tutti i giorni. Con il suo magnifico gruppo baskettar-goliardico di amici del "CRINTEAM" è riuscito a partecipare, fino all'ultimo canestro ed all'ultima "costina"...per non cadere nella retorica, possiamo in tutta onestà dire che "sono sempre i migliori che se ne vanno"...mai come in questo momento questa frase è vera...Grazie Roberto e un ultimo grande abbraccio dai tutto il BasketOver.. momenti

Cosa hanno scritto di Roberto

Caro Biagio,
stanotte ho lavorato e tra una cosa e l'altra ho anche guardato un po' di foto su basketover ed, appunto, altre cose che erano in rete
C'erano anche altri commenti, ad esempio www.operaclick.com, (forum; parliamo d'Opera; Roberto Bosio)e quello che viene facile dire è che ciascuna di quelle parole e di quei rimpianti, pur venendo da persone diverse e da ambienti diversi, potrebbe essere stato scritto da ognuno di quelli che ha conosciuto Roberto perchè lui era proprio così, senza ombre. Troviamoci presto. Un Abbraccio Marco

Questa sera ho perso un caro amico Roberto Bosio segretario artistico del Teatro Regio di Torino.
Ma tutti noi che amiamo quest'arte antica e meravigliosa, l'Opera, abbiamo perso Roberto Bosio. 
Questo è un tempo strano, dove è difficile trovare le persone al posto giusto: Roberto no; era l'uomo giusto al posto giusto.
Il Teatro Regio ha una dignità artistica unica in Italia e che oggi, con la morte di Roberto, mi conferma ancor più quanto sia la QUALITA' delle persone, che ci lavorano o ci hanno lavorato, la loro serietà e competenza, a crearla stabilmente. Roberto era malatissimo nello scorso giugno: era straordinario il modo con cui ha lavorato semplicemente...alla "Bosio" esattamente come l'ho conosciuto nel 1994: presente sempre, attento agli altri e alle condizioni di lavoro, salute (!), di ogni singolo artista, di ogni singolo dipendente del suo Teatro, perchè lavorare nelle sue condizioni fisiche senza la minima lamentazione e con tutta la solita alta professionalità è un grande insegnamento. La sua presenza costante in Teatro anche in giorni di vero dolore da il senso di una dignità umana altissima, dell'uomo che lavora, che lotta, che fa "le cose fatte bene"!
L'alto livello artistico e il grande senso di appartenenza di chi lavora al Teatro Regio oggi so che erano alimentate fortemente anche da questo atteggiamento di Roberto.

Ho voluto scrivere perchè gli sono grato di avere avuto la sua amicizia, perchè anche a chi non l'ha conosciuto e vive l'Opera dalla platea, vorrei dire che solo con persone della sua qualità umana, artistica e con questo "voler fare le cose per bene" possiamo continuare a resistere, oggi, qui.

Caro Davide,
hai saputo descrivere Roberto con l'amore che tutti noi, che gli siamo stati amici, portavamo per lui.
Hai ragione, il Teatro Regio è quella struttura meravigliosa soprattutto grazie a persone come Roberto.
Il mio pensiero va alle cene a casa sua, alle chiacchiere in quinta durante le prove e gli spettacoli....
Un abbraccio va a Francesca ed alle bimbe.
Ciao Roberto, mi manchi già
E' un bellissimo ricordo di una persona che ha evidentemente lasciato il segno. Condoglianze alla famiglia ed agli amici. E con Mariotti e la Behrens siamo a tre tristi commiati in pochi giorni..

Mi unisco a Davide nel ricordare Roberto Bosio, un uomo che amava il suo lavoro, sempre attento alle esigenze di tutti, presente in ogni momento, serio e scrupoloso, ma anche allegro e buontempone quando serviva. Una presenza che ti dava sicurezza dietro le quinte, sempre pronto a sospenere e incoraggiare gli artisti.
E' su uomini come lui che si reggono veramente i nostri teatri, e per fortuna il Teatro Regio di Torino è uno di questi.
La sua faccia sorridente all'arrivo al primo giorno di prove sarà sempre nel mio ricordo.
Marina

Credo che Davide abbia descritto Roberto Bosio come meglio non si poteva : è davvero di queste persone che ha bisogno il Teatro, ed è grazie a loro che il lavoro di tutti assume un livello ed una qualità diverse. Ne ho un ultimo ricordo in una tournèe estiva del Coro del Regio a Grafenegg, vicino a Vienna : Roberto era lì, affaticato e malato ma c'era, e dava positività e tranquillità a tutti, Coro e solisti, aspettando nella Hall dell'Hotel tutti i "suoi", fino all'ultimo...
La sua serietà, correttezza e il suo impegno devono essere un esempio per tutti, soprattutto in un mondo come il nostro, nel quale troppo spesso il potere, seppur piccolo che sia, dà sovente alla testa.
Addio Roberto.Andrea

Ciao Roberto, amico carissimo.Rimarai sempre nel mio cuore con il ricordo del tuo coraggio e dedizione al lavoro e alla tua famiglia.Ho qui davanti l'ultima foto che abbiamo fatto assieme un anno fa in montagna.Stavi male ,ti mancava il respiro ma sorridevi e cercavi di vivere normalmente x le tue splendide bambine.Ricordo i nostri carnevali ad Ivrea, le mangiate in val d'aosta, la tua visita a nyc...mi mancherai , il teatro regio non sara' piu' lo stesso x me.Quando venivo a Torino ero felice xche' incontravo te ,persona vera ,semplice , un vero amico.Non sara' piu' la stessa cosa.

In assenza di un direttore artistico, Roberto Bosio, persona straordinaria e civilissima, elegante e competente, di fatto fungeva da insostituibile colonna del Teatro Regio di Torino. La notizia, appresa a Salisburgo, mi ha colto relativamente di sorpresa, sapendolo da tempo in difficili condizioni di salute. Tuttavia lì per lì non ho subito messo a fuoco. Molti i ricordi: uno in particolare, quando con Vergnano e Dapino, vennero in Asti per partecipare ad una serata in cui si sarebbe discusso di musica ed in particolare di opera lirica. Ma anche di persone, con umanità, allegria, ironia.
Da allora sono trascorsi alcuni anni. Il ricordo è riemerso. Il rimpianto segue il pensiero. Un altro intellettuale se ne è andato in questa strana estate caldissima che come ha scritto chi è intervenuto getta nel lutto la cultura italiana, non solo quella che appartiene ad una cerchia ristretta formata da immarcescibili, e sparuti Saladino danteschi, come qualcuno si ostina ad affermare.
Ultimamente la voce era rauca, un rantolo: ma la mente era lucidissima e la sua anima con quella di Fernanda Pivano ed altre ancora (quelle di Alessandro Cosentino e di Anna Costanzo, di Mariotti e della Behrens), spero voli a toccare intelligenze spente che stanno mortificando la scuola, la ricerca, la musica, l'Arte, in senso lato. La vita di chi è sensibile. Sarebbe un ultimo regalo.

Cari amici, su "fierrabras", blog dedicato alla musica, ho trovato questo bellissimo commento che vale la pena leggere... ci aiuta a capire un lato di roberto che conoscevamo poco e del quale lui non amava molto parlare

Una notizia triste 26 AGOSTO 2009

Domenica scorsa è scomparso Roberto Bosio, “direttore area artistica” del Teatro Regio di Torino nel gergo aziendalistico, anima dell’organizzazione e della produzione di quel teatro nella semplicità dei fatti. Mi ero ripromesso di non scrivere mai su Fierrabras a proposito delle realtà a cui sono lavorativamente legato, ma in questo caso vorrei fare un’eccezione, perché Roberto Bosio rappresenta qualcosa di troppo importante. Rappresenta il mondo delle persone che vivono il teatro in modo tale da permettere al teatro di vivere; persone che non appaiono sui giornali a fare dichiarazioni su questo o quello, che il pubblico spesso non conosce, ma che abitano la vita dello spettacolo in maniera al tempo stesso fortemente professionale ed emotivamente profonda; persone che vedono con chiarezza dietro ogni nota eseguita l’intreccio di arte e mestiere, virtuosismi e vanità, amori, rancori, contratti, proteste, glorie e disonori dal cui magma sempre nasce l’arte; ma che nonostante la chiarezza di questa visione mantengono in loro stessi un’intatta capacità di emozionarsi e di comunicare con intatta umanità. Se uno spettacolo riesce, se un teatro va avanti nonostante l’eccezionale tasso di individualismo, se non persino di follia che ne pervade l’atmosfera, è grazie a queste persone. Che non sono poche, ma di cui Roberto Bosio resta un esempio.
Bosio era entrato al Regio come maestro collaboratore, si era laureato in Economia con una tesi sul mondo della produzione lirica (con Milena Boni, pioniera degli studi sul marketing dello spettacolo dal vivo); nel frattempo, per molti anni ha insegnato al conservatorio di Ivrea (se non ricordo male), fino alla nomina di vicedirettore artistico, arrivata nel culturalmente fecondo periodo Majer-Tessore; da allora è sempre rimasto nell’area della direzione artistica, e nell’avvicendarsi delle direzioni e delle sovrintendenze ha rappresentato la continuità e il punto di riferimento per gli artisti che con il suo teatro collaboravano. Era sposato, con due figlie ancora piccole.
Anche se ci assomiglia molto, questo però non voleva essere un necrologio. Volevo solo comunicare un particolare tipo di sgomento; nel teatro – e forse nella vita – ci sono persone che vedi arrivare, agitarsi, brillare – di luce propria o più spesso di luce riflessa – e poi allontanarsi veloci; non sai neppure dove siano andate, e tutto sommato neppure ti interessa tanto. Ce ne sono altre che incarnano invece la stabilità e la continuità; non sono alla ricerca di qualcos’altro, o almeno non ora, forse domani. Sono lì, sai che ci puoi contare, che la loro vocazione è risolvere i problemi e non crearli per fare rumore; andare sempre avanti, alla faccia di quell’atmosfera da apocalissi imminente che sempre intossica ed elettrizza i teatri. Bosio era una di queste persone: rarissime e difficilmente sostituibili per le aziende, ma soprattutto impossibili da pensare assenti per gli amici e i collaboratori. La vita artistica ha bisogno di entrambi i tipi di persone: le comete e le stelle polari. Ma è quando vengono a mancare queste ultime che lo sgomento ti afferra con maggiore intensità.

Le eventuali offerte possono essere devolute all Fondazione FARO-Onlus sul ccp 33651100

..ricordi dalla stampa