{"id":10497,"date":"2017-01-02T14:12:14","date_gmt":"2017-01-02T13:12:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.basketover.org\/?page_id=10497"},"modified":"2017-01-05T09:07:46","modified_gmt":"2017-01-05T08:07:46","slug":"da-il-taccuino-di-dido-guerrieri","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.basketover.org\/?page_id=10497","title":{"rendered":"..da &#8220;Il Taccuino&#8221; di Dido Guerrieri"},"content":{"rendered":"<p><strong>Il Taccuino edito da Libri di Sport di Ricky Morandotti Editore a cura di Massimo Turconi<\/strong><\/p>\n<p>I brani tratti da questo libro che Dido Guerrieri e Massimo Turconi ci hanno regalato nel 1996, fu presentato, oltre che a Bologna anche a Torino a &#8220;All American&#8221; di via Sacchi In un locale sotterraneo pieno di sport&#8230;a volte si dimentica il profumo intenso di quel basket e solo pochi che l&#8217;anno vissuto possono dire: io c&#8217;ero! Con il senno di dieci anni dopo e rileggendo i brani narrati dal &#8220;Prof&#8221;, mi sono accorto che il tempo si \u00e8 fermato e come una lezione di storia contemporanea. Senza renderti conto, ti accorgi che si \u00e8 fatto mattino&#8230;incredibile come ti prende! E&#8217; veramente un pezzo unico di storia del basket inter-nazional-piemontese che difficilmente si ripeter\u00e0. Forse, nel nostro piccolo, riportare alla luce queste testimonianze, potranno essere di sostegno ai giovani e meno giovani affinch\u00e8 possano godere di un momento di storia cestistica, ma anche di una visione culturale del mondo di un uomo che ha saputo assorbire e trovare il tempo e lo spazio per raccontare momenti della sua vita, con un tono di attenta ironia, allegria, tristezza arrivando quasi sempre al punto di non ritorno senza diritto di replica. Lo si intuisce e si legge da quello che dicono i suoi assistenti e le persone che hanno collaborato nella sua &#8220;funzione&#8221; di allenatore. Ha saputo vivere e cogliere ogni istante, da scrittore dell&#8217;era moderna &#8220;futuristica&#8221; e ancor meglio saperlo raccontare da Eternauta &#8230;. Grazie Professore&#8230;. &#8220;Amici di Franco e Billo&#8221;<\/p>\n<p>Massimo Turconi<br \/>\nautore della raccolta<br \/>\n&#8220;il Taccuino di Dido Guerrieri&#8221;<\/p>\n<p>..stralcio dal libro<br \/>\nnato a Busto Arsizio (VA), sposato con Paola, ha una figlia, Serena, di quasi due anni. Allenatore di basket dal 1979, nel 1988 ha iniziato l&#8217;attivit\u00e0 di giornalista e attualmente collabora a t\u00ectolo continuativo per il settore basket, con frequentissime &#8220;incursioni&#8221; anche nel calcio, per il quotidiano &#8220;La Prealpina&#8221; di Varese, il settimanale &#8220;Settegiorni&#8221; di Rho (MI) ed alcune testate nazionali.<br \/>\nStudente a tempo perso presso la facolt\u00e0 di Storia all&#8217;Universit\u00e0 Statale di Milano, condivide col professor Guerrieri la grande passione per la lettura, i viaggi, Seattle, per la musica classica, per Mozart e per i maggiori compositori del Settecento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>IL TACCUINO CONCLUSIVO<\/strong><\/p>\n<p>&#8221; Per tutto c&#8217;\u00e8 un momento, e il tempo per ogni azione, sotto il sole. C&#8217;\u00e8 un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per seminare e un tempo per raccogliere, un tempo per parlare e un tempo per tacere&#8230;&#8221; (Ecclesiaste 3-11)<\/p>\n<p>Potrei aggiungere alle parole del Profeta, che c&#8217;\u00e8 un tempo per scrivere ed un tempo per smetterla. Per\u00f2 chiss\u00e0, ora che ho chiuso la parte pi\u00f9 importante della mia vita e risiedo un periodo dell&#8217;anno a Seattle, la mia Shangri-la, e l&#8217;altro periodo in Italia, la mia patria, potrebbe tornarmi la voglia di ricominciare&#8230;Mi \u00e8 parso opportuno, dopo tanti anni di silenzio (cinque?), salutare gli amici lettori e ringraziarli per l&#8217;affetto dimostratomi in tanti anni e ancora fino a poche settimane fa. Cosa fa l&#8217;Eternauta in America? Segue da grande appassionato il baseball, il basket (alla fine e all&#8217;inizio della stagione) e il football. Frequenta le numerose e ben fomite librerie. Si gode la bellezza della natura e della citt\u00e0. Prende nota delle cose da fare, degli amici da salutare nel periodo della permanenza in Italia. Si annulla negli splendidi tramonti. Fa nuove conoscenze americane. E soprattutto pensa. Bilanci? Non ne faccio. Progetti? Chiss\u00e0 &#8230;Qui, dove \u00e8 facile vivere in sintonia con la natura, si pu\u00f2 pensare e cercare di capire se, come diceva Malroux, si \u00e8 riusciti a fare la cosa migliore che pu\u00f2 fare un uomo: compiere il maggior numero di esperienze e trasformarle in coscienza. Ancora un saluto dall&#8217;Eternauta, e, chiss\u00e0, arrivederci.<br \/>\nDido Guerrieri<\/p>\n<p><strong>Proponiamo qui di seguito alcuni brani raccolti dal &#8220;Il Taccuino&#8221;<\/strong><br \/>\nritratto di un gentleman<br \/>\nalla scoperta di una citt\u00e0<br \/>\nalle sei del mattino<br \/>\nuna coppia di cioccolatis<br \/>\n\u00e8 tutto programmato<br \/>\ndieci comandamenti di Jim Mcgregor<br \/>\nun occhiata all&#8217;alfabeto<br \/>\nla difesa Karat\u00e8<br \/>\n\u00e8 difficile imitare Diogene<br \/>\nla ragazza col casco<br \/>\nUn grazie alla Truppa<br \/>\nLibri da bruciare<br \/>\nLa filastrocca del coach<br \/>\nI passi Perduti<br \/>\nIl Poeta o vulgo sciocco&#8230;<br \/>\nI pregi della Musica<br \/>\nIn un altra dimensione<\/p>\n<p><strong>Ritratto di un Gentleman<\/strong><br \/>\nThe day after, era finita la regular season,stavano per iniziare i playoffs. Noi della Berloni avevamo due settimane da attendere, prima dei quarti di finale. Cosi mi concessi due giorni di sosta da passare al &#8220;Colosseo&#8221; di Sesto San Giovannii. con famiglia e gatto. Secondo posto a pari merito con la Granarolo, ufficialmente terzo per differenza canestri. Non c&#8217;\u00e8 male, se pensiamo che abbiamo giocato quattro partite e tre quarti senza Sacchetti, una senza Caglieris, una senza May, tre e mezzo senza Bouchie (e senza Ray, naturalmente) due senza Morandotti, sesto uomo. Pazienza. Bisogna ritemprarsi. Resta solo da sperare di avere Sacchetti per i playoffs. Nei due Day-offs, nei due giorni di riposo, dovetti anche fare i! piano di allenamento pre-playoffs e non fu tanto semplice, senza Sacchetti e senza Morandotti, partito per la Finlandia con la Nazionale Juniores. Cercammo di fare delle amichevoli, che volete che vi dica? E&#8217; inutile lamentarsi, e poi, come dicevano i padri romani, &#8220;per aspera ad astra&#8221;. Quando questo &#8220;pezzo&#8221; uscir\u00e0, sar\u00e0 -credo &#8211; il 7 maggio. Allora, probabilmente la Berloni ed io avremo deciso reciprocamente se continuare o meno il nostro rapporto di collaborazione. Scrivo con largo anticipo, quindi dovr\u00e0 essere considerato &#8220;vergin di servo encomio e di codardo oltraggio&#8221; da chiunque; compreso l&#8217;interessato stesso, legger\u00e0 quanto mi accingo ora a scrivere, un tentativo di descrizione di Beppe De Stefano, generai manager della Berloni.<br \/>\nBeppe nel basket che conta lo conoscono tutti. Membro di &#8220;giunta&#8221; della Lega, \u00e8 senza dubbio una delle menti pi\u00f9 illuminate della pallacanestro italiana. Pi\u00f9 vecchio di me di un mese, \u00e8 figlio di un ufficiale dei bersaglieri ed \u00e8 nato e cresciuto ad Asti, una citt\u00e0 dove ha sempre mantenuto la propria residenza ed alla quale \u00e8 profondamente attaccato. E&#8217; stato goliardo nel senso antico della parola, beffe e bevute; e giocatore di basket -prima nella Libertas Asti, pi\u00f9 tardi nella RIV Torino, temutissimo per i gomiti aguzzi che usava senza piet\u00e0. Laureatesi in Storia, ha vinto una borsa di studio negli USA dove ha passato qualche tempo. Al ritorno in Italia ha lavorato come funzionario presso diverse ditte, ma quando ha smesso la carica di giocatore ha dedicato sempre pi\u00f9 tempo al basket praticamente ideando e costruendo la Sacl\u00e0 di Asti, squadra che ha scalato le classifiche fino alla serie A. Poi ha iniziato il progetto-Torino, ed ecco la Sacl\u00e0 con l&#8217;Auxillium di Don Gino Borgogno, ed ecco nascere la China Martini-Grimaldi-Berloni. Questa \u00e8 stona recente, anzi contemporanea. Tutti conoscono De Stefano, l&#8217;uomo compito, il piemontese all&#8217;antica, il gentleman che fa tacere tutti quando si alza in un&#8217;assemblea e con poche parole centra il problema. O che si alza a met\u00e0 di un convivio e ringrazia i presenti con stile ed umorismo. De Stefano, che veste con conservativa eleganza, per me somiglia &#8211; alto, capelli bianchi, aria distinta, occhiali &#8211; ad un professore universitario americano della Yvy League, che so, di Prinecton, Vale, Harvard. Quando poi indossa un suo giaccone impermeabile e calza un Borsalino a tesa un po&#8217; larga, sembra proprio il suddetto professore quando esce, un sabato od un giorno di vacanza, e va a comperare semi per il suo orto od un paio di cesoie per potare il suo giardi no.<\/p>\n<p><strong>Alla scoperta di una citt\u00e0<\/strong><br \/>\n<strong>&#8221; Ciao Turin, mi vadu via&#8221;<\/strong><br \/>\n(da una vecchia canzone torinese)<\/p>\n<p>A Torino, come si sa, vivo da solo. Ho un letto superallungato, e fornito di tanto di asse sotto il materasso. Ci sono cio\u00e8 tutte le premesse per dormire bene, e cos\u00ec avviene, normalmente; ma verso le sei si scatena un traffico infernale e spesso mi sveglio con l&#8217;impressione che un autobus sia penetrato con prepotenza nel bagno. E&#8217; ormai troppo tardi &#8211; e c&#8217;\u00e8 troppo fracasso &#8211; per riprendere sonno, cos\u00ec me ne resto allungato ancora un&#8217;oretta ad ascoltare sonnacchioso il fragore di fondo punteggiato dal suono querulode\u00ec clackson e dall&#8217;urlo angoscioso delle sirene (abito vicino ad un ospedale); e lascio che immagini ed idee si associno liberamente e pigramente nella mente, neppure certo, a volte, di essere sveglio e di non stare sognando.<br \/>\nFragore, rumore, fracasso, violenza, cozzo, pugno. &#8230;E&#8217; impossibile non notarli, sono tanti e quasi atipie morfologicamente ben diversi dai per certi versi. A volte sembra di trovarsi in un bar messicano. Per\u00f2 i meridionalesi (meridionali-piemontesi) sono silenziosi, quasi timidi, molto sjfati. Quasi che volessero scusarsi di essere L\u00ec. Povere anime, ingaggiate a colpi di treni speciali quando serviva manodopera e adesso che c&#8217;\u00e8 crisi i primi ad essere sbattuti fuori dalle fabbriche. Ormai \u00e8 inutile che mi ricacci a letto, passer\u00f2 alle pratiche igieniche e poi andr\u00f2 in ufficio, torcia doccia ed a questo punto mi manca un \u00ab Silivestro che, nella casa di Sesto, ha la sua assaltino in bagno e quando mi vede entrare \u00abte entrare anche lui a fare i suoi bisogni. Oppure guardare affascinato l&#8217;acqua del bidet che corre.<br \/>\nOggi \u00e8 marted\u00ec, alle dieci c&#8217;\u00e8 l&#8217;atletica al campo Fiat, Ora che il ritmo \u00e8 meno frenetico, un allenamento al giorno, due al marted\u00ec ed il venerd\u00ec devo trovare un p\u00f2 di tempo e cercare di andare qualche volta in giro a conoscere Torino. E&#8217; gi\u00e0 autunno e la collina oltre il Po \u00e8 spes-ivrsscosfa da una caligine che prelude alla nebbie. Comincer\u00f2 allora con qualche esplorazione \u00abcentro, andr\u00f2 a fare la prima colazione in un bar antico. Prender\u00f2 un cioccolato &#8211; a Torino \u00e8 d&#8217;obbligo &#8211; anche se mi brucer\u00e0 le papille della lingua. E poi voglio farmi con calma via Po e entrare un p\u00f2 in qualche libreria. Cercher\u00f2 di stare attento, di cogliere un p\u00f2 di atmosfera, di cominciare a sentire, se non a capire. E&#8217; troppo presto jsrintuire, figuriamoci per capire. Allora, per ora, scoprire. Sono convinto che Torino un cuore ce l&#8217;abbia, e bello grande, anche. Devo avere solo la forza di strapparmi dalla routine, guarire dal morbo di Primo, i cui sintomi sono: necessit\u00e0 assoluta di stare in ufficio o in palestra, o in casa, naturalmente.<br \/>\nDevo svegliarmi pi\u00f9 arzillo, dormire di pi\u00f9. Metter\u00f2 dei tappi alle orecchie.<\/p>\n<p><strong>Alle sei del mattino<\/strong><br \/>\n&#8221; E venne l&#8217;alba dalle dita di Rosa&#8221; (&#8220;Odissea&#8221;, Omero)<\/p>\n<p>E&#8217; un mattino di aprile, anzi, sono le sei del mattino. Mi sono stancato di rigirarmi come un dannato tra le lenzuola. Sveglio dalle cinque, ho provato a leggere per cercare di riprendere sonno, ma non c&#8217;\u00e8 stato nulla da fare. Questa seccatura del risveglio precoce mi capita di rado, ma se capita non c&#8217;\u00e8 niente da fare. Sar\u00e0 pi\u00f9 lungo il mattino e pi\u00f9 faticolo dirigere l&#8217;allenamento. Tutto qui. D&#8217;altro canto, sono trascorsi otto mesi esatti dal primo giorno d&#8217;allenamento (con un intervallo massimo di due giorni, per Natale). Un p\u00f2 di stanchezza nervosa ci sta. E non \u00e8 tempo di vacanze e di mare, quello dei playoffs. Per i playoffs bisogna avere nervi di acciaio. E non tanto per preparare e dirigere partite senza appello, quanto per resistere alla pressione che viene esercitata dall&#8217;ambiente e dalla stampa. Ormai il basket come tale \u00e8 sfuggito di mano agli addetti ai lavori. Potrei benissimo non distinguere un canestro da una borsa della spesa, per quel che conta. Quel che conta \u00e8, almeno una volta al giorno, stilare, per conto di un giornalista ignoto, la classifica finale (figuriamoci!) secondo le mie previsioni. Al mattino, si sa, bisogna leggere i quotidiani sportivi per tenersi informati. I quotidiani, se non vi sono cronache delle partite, presentano ogni giorno consuntivi, organizzano processi, fanno previsioni o intervistano un personaggio.<br \/>\nIn un consuntivo sulla &#8220;regular season&#8221; ho letto che la mia squadra difende a zona. Su 1210 minuti giocati (in due partite abbiamo dovuto ricorrere ad un tempo supplementare) la difesa a zona l&#8217;abbiamo impiegata esattamente 52 minuti. Fate voi. In un altro ho letto che abbiamo s\u00ec ceduto Sacchetti, ma l&#8217;abbiamo sostituito con Gibson. Forse Sacchetti \u00e8 americano, e non me ne sono mai accorto: Romeo Little Bag. Ventuno vittorie e nove sconfitte (l&#8217;anno scorso ventidue e otto, con un campionato meno difficile e con Little Bag in pi\u00f9). Poco carattere fuori casa (nove vittorie su quindici incontri) L&#8217;onta di essere stati sconfitti in casa dal Banco di Roma per due punti. Quando il Simac, squadra &#8211; se mi permettete &#8211; pi\u00f9 forte della mia, dal Banco in casa ne ha beccate ventitr\u00e9, nessuno si \u00e8 scandalizzato. Va bene, come direbbe il comico domenicale Massimo Boldi. Cambio un p\u00f2 giornale, passo ad un quotidiano locale. Qui apprendo che i tifosi torinesi di basket hanno il palato fino, e che per accorrere in massa pretendono almeno la finale per lo scudetto. Poveri cocchi. Palato fino? Sarebbe come se uno, dopo aver mangiato una ventina di volte al ristorante, si mettesse a scrivere un trattato di gastronomia. Da quanti anni c&#8217;\u00e8 il grande basket a Torino? Come direbbe il goliardone quasi vegliardo Renzo Arbore meditate, gente, meditate. Cari tifosi, continuate a mangiare, pardon, volevo dire a vedere il basket, e il palato ve lo farete. E venite a vedere tutte le partite, altro che la finale per lo scudetto! Sono esattamente otto anni di seguito che a Portland, sede dei Portland Trail Blazers, fanno il &#8220;tutto esaurito&#8221;. La capacit\u00e0 \u00e8 di 12.666 spettatori, e le partite disputate all&#8217;anno sono 41 di regular season, alle quali vanno aggiunte quelle dei playoffs. E non mi pare che a Portland abbiano disputato tutte queste finali-scudetto Magari a Portland cercano di giocare bene, riuscendovi abbastanza. Magari cerchiamo anche a Torino, ed a dar retta ai giudizi lusinghieri di Gamba e di molti colleghi (regolarmente pubblicati dalla stampa) anche noi ci riusciamo. Vi siete accorti che prima del campionato scorso abbiamo ceduto uno dei pi\u00f9 grandi tiratori di tutti i tempi, Brumatti, e prima di quest&#8217;ultimo campionato il miglior giocatore italiano dello scorso anno, Little Bag? Morandott\u00ec, l&#8217;Angelo Biondo che fa emettere gridolini di volutt\u00e0 alle torinesi, l&#8217;abbiamo comperato in giro o allevato in casa? Cosa dici, tifoso ignoto? Che sei influenzato dalla stampa, la quale non parla di noi e parla male? Figuriamoci. Vieni e documentati. Cos&#8217;\u00e8 quest&#8217;aria di disapprovazione lettore anonimo? Secondo te, uso la mia &#8220;column&#8221; per scopi personali. Certo, \u00e8 vero. Perch\u00e8 i miei colleghi pi\u00f9 famosi cosa fanno? Auo parere fanno crociate giornalistiche televisive per il bene della Patria cestistica, o non lavorano per i loro club e per loro stessi? lo, carissimo, non me la sento pi\u00f9 di pigliare sberle e porgere l&#8217;altra guancia. Quando questo sproloquio verr\u00e0 pubblicato, probabilmente i playoffs saranno esauriti. E ci saranno nuovi bilanci. Intanto, siete d&#8217;accordo o no, io vi dico che di questa Berloni quarantasette vittorie e ventisei sconfitte (inclusi i playoffs dell&#8217;anno scorso) sono orgoglioso. Sono matto? Ma \u00e8 un record alla grande migliore d Blazers, otto anni di tutto esaurito. E poi, chi non \u00e8 matto alle sei di mattino dopo un campionato come quello 1985? Se tanto mi mi d\u00e0 tanto i playoffs sar\u00f2 pronto per andare nel nido del cuculo.<\/p>\n<p><strong>UNA COPPIA DI CIOCCOLATIS<\/strong><br \/>\n&#8220;E spunt\u00f2 l&#8217;alba dalle dita di Rosa&#8221; (Omero,Odissea)<\/p>\n<p>Com&#8217;\u00e8 eccitante la vita dell&#8217;allenatore! Per andare da Torino a Gorizia impiegammo circa sette ore fra treno, sosta a Milano per coincidenza e pulmann da Monfalcone a Gorizia. Dove poi in compenso perdemmo in un discusso finale. Avevamo un solo americano e alcune decisioni arbitrali &#8211; diciamo cosi &#8211; non ci sentimmo d\u00ec condividerle. Come tutte le domeniche, la notte dormii male, e in pi\u00f9 bisognava alzarsi ad ore antelucane. A Ronchi ci aspettava l&#8217;aereo per Roma. Al &#8220;counter&#8221; del&#8217;aeroporto esaminano i biglietti e ci informano che comprendevano il tratto Torino-Ronchi. Penso al pomeriggio completo trascorso in treno e mando diversi accidenti a chi so io. A Roma ci fu appena il tempo di passare dall&#8217;aeroporto nazionale a quello &#8211; poffarbacco -internazionale, poi via verso la Grecia. Era il mio terzo viaggio verso la patria di Omero; il primo fu ad Atene nel 1970 con la Nazionale Juniores, il secondo a Salonicco con la &#8220;Militare&#8221;; questo era il terzo, ancora a Salonicco dove c&#8217;era un torneo con alcune squadre elleniche e &#8211; udite udite &#8211; la North Carolina University del mitico Dean Smith. Ogni anno a Salonicco si festeggia Dimitros, antico eroe della guerra contro i turchi; avrei preferito non partecipare ai festeggiamenti con la squadra incompleta e malandata, ma tant&#8217;\u00e8, bisogna sempre onorare gli impegni. Arriviamo ad Atene ubriachi di stanchezza; ci fu un momento di entusiasmo quando prendemmo al coincidenza per Salonicco. Il nome dell&#8217;aereo era Telemaco, soprannome dato allo junior Calcagno aggregato per l&#8217;occasione alla compagnia. Il tutto nasce dal fatto che, quando Calcagno si allena, \u00e8 sempre presente la madre che lavora instancabilmente a maglia, e ricorda Penelope. Neanche atterriamo a Salonicco che ci sbattono un mazzo di rase in mano e si presenta il nostro &#8220;attacch\u00e8&#8221;. E&#8217; un laureato in farmacia, ha studiato all&#8217;universit\u00e0 di Pavia, e si chiama nientemeno che Sofocle, Sofocle ci infila su un bus e ci guida direttamente al Palazzo dello Sport. I giocatori si cambiano a spron battuto ed entrano in campo contro ia Nazionale Greca. Sono le ventuno, guarda caso gli arbitri sono greci, e ce ne fanno vedere di tutti i colori. Quando mi azzardo a protestare, uno dei due (dal nome che suona come Cioccolatis) arriva di corsa con gli occhi da matto, lo lo invito ad esercitare meno il patriottismo, ci puntiamo addosso un dito a vicenda, lui prende il mio e lo punta verso di me, io lo drizzo di nuovo e lo informo dove pu\u00f2 ficcarselo. Sul finire dela gara, il cioccolataio si prende cura di noi e ci sistema per le feste. Perdiamo di due, poco male, hanno giocato tutti, anche gli juniores, l&#8217;importante \u00e8 arrivare vivi alla fine del torneo. Sofocle ci accompagna all&#8217;hotel dove risiedono le squadre, il Macedonia, il pi\u00f9 bello della Grecia. Quando finiamo di mangiare \u00e8 mezzanotte passata. Riccardo Casalegno, l&#8217;accompagnatore, \u00e8 un p\u00f2 angosciato; sta calmo, gli dico, dobbiamo sopravvivere fino a quando Di Stefano torner\u00e0 dall&#8217;America con un altro americano. E campa cavallo&#8230; L&#8217;Hotel macedonia \u00e8 vicino al mare, la temperatura \u00e8 mite, e da quelle bande l&#8217;autunno \u00e8 appena iniziato. Facciamo un giretto in citt\u00e0 e mi esercito a leggere le scritte greche. Per\u00f2 il greco moderno \u00e8 assai diverso da quello antico studiato a scuola. Siamo sconvolti quando apprendiamo che &#8220;ape&#8221; si dice &#8220;sfiga&#8221;; particolarmente turbato \u00e8 il mio secondo quintetto che, come noto, io chiamo &#8220;le api di Don Michele&#8221;. Spendiamo il pomeriggio assistendo all&#8217;allenamento di North Carolina. Quattro assistenti, un massaggiatore, tutto organizzato a puntino. Lo stretching viene eseguito secondo gli ordini impartiti da un registratore. Ma &#8211; udite ancora, udite &#8211; il leggendario Dean Smith dirige il tutto calzando scarpette borghesi in cuoio con tacchetto, calzoni gialli da passeggio, e camicia giallo-verde. L&#8217;olimpionico Smith che si comporta come il pi\u00f9 becero degli allenatori nostrani. Gamba sverr\u00e0 quando legger\u00e0 questa notizia. In serata giochiamo con la Stella Rossa. Si, \u00e8 vero, noi entriamo in campo tutti &#8211; anche Telemaco &#8211; ma loro sono assatanati e segnano -pardon &#8211; anche dal cesso; 67% il primo tempo, 73% il secondo. Zeravica, il coach, mi spiega con noncuranza che quella \u00e8 la loro normale media. S \u00e8 vero, me li taglio. Il giorno dopo mi intervista un giornalista di Atene e apprendo che &#8220;gatto Silvestro&#8221;, cio\u00e8 il mio Silvestre, \u00e8 celebre anche tra i lettori greci di Superbasket. In serata affrontiamo il North Carolina; ahim\u00e8 uno degli arbitri \u00e8 Cioccolatis. Quando gli americani fanno riscaldamento, lui applaude rapito! Nei primi minuti Morandotti viene quasi stuprato. Al settimo minuto non ne posso pi\u00f9, mi alzo a protestare, i nostro arriva come un razzo e mi da un &#8220;tecnico1 Cerco nella memoria una parolaccia greca e gliela sparo in faccia a gran voce, salutato da un caloroso applauso del pubblico locale. Cioccolatis mi espelle e cosi finisce il mio duello con il famoso Smith. Danna prende benissimo il mio posto, alterna tutti i giocatori, e facciamo buona figura. Di ritorno all&#8217;hotel mi accorgo di essere diventalo un eroe per i tifosi americani al seguito. Chi rii offre da mangiare, chi da bere. Chi mi invitaa mandare mio figlio a studiare in Carolina. Chi m ricorda numerosi episodi di espulsione di Smith. Le signore mi chiedono di ripetere la famosa parola greca e di spiegarne loro il significato, loto illustro, un p\u00f2 imbarazzato e loro si sganasciano. Forse mi conviene trasferirmi in North Carolina Si \u00e8 fatto tardi, e la sveglia per la mattina \u00e8 prevista per le 6:30. Arriviamo a Torino dopo &nbsp;dieci ore, passo la serata a visionare un film &nbsp;partita della Peroni. La domenica c&#8217;\u00e8 poco* scherzare, noi abbiamo un americano solo. Speriamo che De Stefano peschi bene, per qualche partita ancora dovremo arrangiarci, speriamo sempre che non ci arrivi tra capo e collo una coppia di Cioccolatis.<\/p>\n<p><strong>E&#8217; TUTTO PROGRAMMATO<br \/>\n<\/strong>&#8220;Crucifige, crucifige &#8230; orno che se fa rege&#8230;&#8221; (Jacopone da Todi)<\/p>\n<p>Tempo e spazio, categorie disinutili, forse interpretazioni derivanti da una realt\u00e0 diversa da quella che vogliamo vedere. Avanti erasmo da Rotterdam, e l&#8217;Elogio della Pazzia, un urrah per Basaglia che ha interpretato diversamente il malato di mente. Ma chi \u00e8 il malato di mente, e chi il sano; e cos&#8217;\u00e8 la mente, cosa sono il pensiero e la coscienza, gi\u00e0 li vediamo rappresentati a colori quando si generano, quando si formano; c&#8217;\u00e8 adesso un bell&#8217;apparecchio che spia nel cervello e zac, individua tutto. Sentite un profumo? Ecco che si illumina di rosso una zona cerebrale. Vi arrabbiate? Ale, un&#8217;altra zona si colora di verde. Meditate su un problema? Ecco l\u00e0 che il lavoro dei vostri neuroni, delle vostre sinapsi si pone in evidenza, ecco l&#8217;energia elettrochimica delle vostre cellule nervose che si sprigiona, ecco enei si forma il pensiero. Computer perfezionati, ecco cosa siamo, hardware e software dentro un input e pronta la risposta, avanti col calcolo binario, via le illusioni di trascendenza, il pensiero \u00e8 un fatto meccanico, tempo e spazio sono dimensioni superate. Almeno cosi pare, in un maggio apocalittico, cielo nero, pioggia e freddo da battere i denti, la doccia mattutina, un&#8217;atto di eroismo (ma la macchina va pulita), al bar viene voglia di una cioccolata calda (la macchina va curata). Anche le leggi meteorologiche sono crollate, \u00e8 normale. Per un allenatore l&#8217;anno \u00e8 la stagione: precampionato, campionato, tutto programmato, tutto previsto, si sa quando si comincia, si sa quando si finisce. Ma se sei catapultato nei playoffs, a meno che tu non disputi la (inale, gara-tr\u00e9, spareggio per il titolo, tu non sai quando la fine arriver\u00e0, e quando arriva \u00e8 improvvisa come la morte. Ti rendi conto che attorno c&#8217;\u00e8 gente che ha finito da un pezzo, colleghi, giocatori, tutti quelli che vedevi ai bordi del campo quando ancora partecipavi alla lotta. E salti anche tu nel loro limbo.<\/p>\n<p>E&#8217; questa la stagione dei confini incerti in cui i giornalisti cercano, chiedono, magari inventano notizie. E&#8217;questa la stagione in cui i dirigenti contattano o cercano gli sponsor, i manager sondano in colleghi intrecciando scheletri di trattative che poi non saranno chiuse. E&#8217; questa la stagione in cui gli allenatori si preoccupano del rinnovo del proprio contratto, se \u00e8 in scadenza; o di procurarsene uno, se non ne hanno. Le talpe son gi\u00e0 allo scoperto, il lavoro di galleria ormai \u00e8 concluso. Quest&#8217;anno \u00e8 andata di moda la pre-talpa. I primi movimenti di scavo ed esplorazione sono iniziate in dicembre, pensate un p\u00f2. lo, se ho bisogno di qualsiasi informazione o favore da un&#8217;altra societ\u00e0, telefono al collega o alla segreteria. Qui atrivano telefonate quotidiane da parte di svariati colleghi e cercano tutti del manager, per i motivi pi\u00f9 strani, pensate un p\u00f2. Ormai anche le talpe si sono computerizzate, hanno il cervello elettronico, hanno incorporati uffici-previsioni, uff i ci-sondaggi, uffici-di borsa, uffici- di marketing.<\/p>\n<p>Adesso.per\u00f2, siamo tutti fuori, al sole, sbattendo le palpebre sulle pupille cieche, pronti ad essere preda della faina o della prima volpe che passa; secondo come decider\u00e0 il destino, o secondo le combinazioni elettrochimiche delle nostre cellule. Sulla stampa si inseguono i bilanci della stagione ormai esaurita; sono spesso posati, spesso obiettivi, si resiste abbastanza alla tentazione dello scandalo, c&#8217;\u00e8 una certa bonariet\u00e0, si cerca di evitare i crucifige a tutti i costi, lo direi che prima di fare il bilancio consuntivo di un club, bisognerebbe anche riesaminare quello preventivo. E allora si potrebbero emettere giudizi pi\u00f9 obiettivi. Molti giornalisti sportivi hanno tutta la mia comprensione. Lavorano in quotidiani che da qualche anno hanno sposato la teoria del titolone sensazionale, dello scandalo a tutti i costi, teorie che hanno portato a vertiginosi aumenti delle vendite. I direttori, quindi, spingono in questo senso, cercare il dramma, e trovarsi tra incudine e martello non dev&#8217;essere piacevole. Dice: &#8220;Ma non fai mai dichiarazioni violente, non fai mai proclami, non mi aiuti&#8221;. Amici, avete la mia comprensione ma lasciatemi fare il mio mestiere alla mia maniera. Sono stato programmato cos\u00ec. Inoltre, prima o poi, sar\u00e0 computerizzato anche il basket. C&#8217;\u00e8 il basket da tavolo, c&#8217;\u00e8 il viodeobasket, tra poco avremo il basket dei robot. E sar\u00e0 difficile criticare atleti ed allenatori, bisogner\u00e0 attaccare il programmatore. Ma anche il programmatore \u00e8 a sua volta programmato e risalendo su e su, sempre all&#8217;indietro, arriveremo ai vecchi computer, gli uomini dell&#8217;et\u00e0 della pietra. E pi\u00f9 indietro ancora al Paradiso Terrestre, Adamo non \u00e8 stato forse programmato. E il Peccato Originale \u00e8 nato da una reazione chimica imprevista, o \u00e8 stato programmato dall&#8217;Ente Supremo. E come la mettiamo col libero arbitrio? Non lo so, non ci capisce pi\u00f9 niente.<\/p>\n<p>Sono cambiate le stagioni, \u00e8 cambialo il modo di agire, di comportarsi, di pensare. Infondo, tutto ci\u00f2 \u00e8 bello. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 nulla di certo, tutto \u00e8 avventura, o forse \u00e8 stata programmala anche l&#8217;incertezza?<\/p>\n<p><strong>I dieci comandamenti di Jim McGregor<br \/>\n<\/strong>&#8220;per chiunque prenda in considerazione la carriera di coach&#8221;<br \/>\nIn un libro intitolato: &#8220;Called for travelling&#8221;, che acquistai in libreria l&#8217;estate seguente a Seattle. Il libro, il cui titolo pu\u00f2 indifferentemente significare &#8220;Predestinato a viaggiare&#8221; o &#8220;Fischiato per passi&#8221;, mi fece compagnia nelle diciannove ore complessive del viaggio Seattle-Milano. Polo misi da parte. E&#8217; saltato fuori da una cassa giorni la (si sa, l&#8217;eternauta ha met\u00e0 delle sue cose negli armadi e negli scaffali, e l&#8217;altra ancora o gi\u00e0 nelle casse] e l&#8217;ho risfogliato rapidamente. Non so se l&#8217;opera sia stata tradotta in italiano; se s\u00ec, non voglio rubare il mestiere a nessuno. Voglio Intarmi qui a proporre ai lettori, e soprattutto ai alleghi, quelli che l&#8217;amico Jim (attualmente allenatore della Nazionale della Colombia) definisce<\/p>\n<p>1) Sposa una donna ricca. Le scelte della camera basate sul guadagno possono condurre ad una vita di rimpianti.<br \/>\n2) Fatti licenziare il pi\u00f9 presto ed il pi\u00f9 spesso possibile. Cos\u00ec avrai una straordinaria esperienza nella ricerca di un nuovo posto.<br \/>\n3) Ricordati le regola d&#8217;Oro: gli amici sono comportanti delle vittorie. D&#8217;altronde, la gente re li lasci alle spalle in un posto, pu\u00f2 sempre t\u00ecseie ancora l\u00e0, nel caso che tu ritorni.<br \/>\n4) Adatta la tattica ad ogni situazione. In i-asteria, noi cerchiamo sempre di rubare la pal-i. poi di tirare prima che gli altri si rendano conto :rie ne siamo in possesso e possono portarcela f\u00ec. Dal punto di vista dello spettacolo, \u00e8 meglio, :\u00ab&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00cc non teniamo troppo la palla. Prefe-\u2022&#8217;amo perdere la partita piuttosto che gli spettaci<br \/>\n5) Non essere una persona troppo buona. &#8220;residenti e general manager vogliono buoni allenatori, per\u00f2 tipi che si possono licenziare. Se invano che la gente potrebbe dispiacersi di un vostro licenziamento, non vi assumeranno neppure<br \/>\n6) Preparati un&#8217;altra carriera e intanto cerca di impratichirti.<br \/>\n7) Coltiva le relazioni con i giornalisti. Attualmente, \u00e8 pi\u00f9 facile di una volta. Con l&#8217;avvento telereporters, un coach pu\u00f2 sposare una giornalista.<br \/>\n8) Allenati a sopportare la noia. Allenare con successo, consiste nel ripetere all&#8217;infinito noiosi fondamentali. Alcuni giocatori afferrano l&#8217;idea &#8220;ricevi la palla con tutte e due le mani&#8221; la prima volta che se lo sentono dire. Altri non l&#8217;afferrano neppure alla centesima ripetizione. Inoltre, addormentarsi durante l&#8217;allenamento, \u00e8 da maleducati.<br \/>\n9) Sii versatile (e qui parla di una curiosa esperienza come allenatore di baseball)<br \/>\n10) Fai cose semplici.<\/p>\n<p>Non \u00e8 certo l&#8217;umorismo che manca al buon Mac, n\u00e9 tanto meno il buon senso. Non c&#8217;\u00e8 dubbio che la carriera di allenatore sia dura e difficile, e che possa essere spesso frustrante. Cresce sempre di pi\u00f9 il numero di giovani e giovanissimi appassionati che, con gli occhi stellanti, mi confidano la loro intenzione di dedicarsi alla carriera del coach professionista, lo credo che ognuno debba pensare con la testa propria, quindi mi guardo bene dal dissuaderli. Se mi chiedono un consiglio, do quello di trovare un lavoro che consenta loro anche di allenare. Dopo qualche anno, potranno capire se conviene lasciare il lavoro e tentare la difficile carta del professionismo; potrebbero invece nel frattempo cambiare idea; e un lavoro, al giorno d&#8217;oggi, non si trova ad ogni angolo della strada. D&#8217;altra parte, allenare non significa guidare per forza la Scavolini o il Billy; ci si pu\u00f2 realizzare anche alla guida di una squadra di &#8220;C&#8221; o di una &#8220;giovanile&#8221;. Di solito, il giovane coach \u00e8 affascinato dall&#8217;aspetto tecnico del lavoro; beh, gli garantisco che in serie &#8220;A&#8221; il lato tecnico \u00e8 solo una parte, e non la principale, del mestiere. Ci sono i rapporti con i dirigenti, con la stampa, col pubblico, c&#8217;\u00e8 la gestione dei giocatori.<br \/>\nAnche a livello-inconscio, si subiscono mille condizionamenti, si \u00e8 sottoposti a mille pressioni. Il guadagno non \u00e8 travolgente, la carriera non \u00e8 lunga (salvo infarti, collassi, trombosi), le ulcere e gli esaurimenti nervosi sono all&#8217;ordine del giorno. In alcune citt\u00e0 la gente ti riconosce in giro, ma questo pu\u00f2 diventare un guaio e non un piacere. McGregor con i suoi &#8220;Dieci Comandamenti&#8221; ha scherzato, ma la carriera \u00e8 dura e difficile. Cosa dite, ragazzi: &#8220;Non vi interessa, volete provare lo stesso?&#8221;&#8230;Bene, fate come volete. D&#8217;altra parte, l&#8217;eternauta ha fatto, tanti anni fa, la stessa scelta.<\/p>\n<p><strong>Un occhiata all&#8217;alfabeto<br \/>\n<\/strong>Han fatto un dizionario a quattro mani Rigatini e Pantani vent&#8217;anni alla bisogna stiero chini Fanfani e Rigatini. Battete, deh, battete ora le mani al celebre Fanfani gli applausi, ors\u00f9, largite o cittadini al dotto Rigatini.<br \/>\n(da &#8220;14 moschettieri&#8221; di Nizza e Morbetti)<\/p>\n<p>A: Arbitri &#8211; Poveretti, ne hanno gi\u00e0 di tutti colori da guardare adesso dovranno vedere con la regola &#8220;mano e palla&#8221; sul tiro. Figuriamo: cosa succeder\u00e0. E quelli delle categorie giovanili, che invece di preoccuparsi di far pratica su passi e i tre secondi, andranno a caccia della\u00bb fesa a zona?<\/p>\n<p>B: Serie dove il masochismo impera.Tra, dirigenti e gli allenatori un profluvio di squadre. soldi spesi in quantit\u00e0, un campionato lunghi\u00bb mo, e solo due promozioni.<\/p>\n<p>C: Contropiede &#8211; Senza quello non a w ce. E si addice al nostro temperamento. Cornei quello degli spagnoli che per\u00f2 lo sfruttano di pi\u00f9 e meglio.<\/p>\n<p>D: Difesa &#8211; Con il bonus ad otto falli, tanti saluti alla difesa a uomo. Dice, mach! ha proposto la modifica al regolamento, aveva buone intenzioni. Ma di buone intenzioni \u00e8 lastricato l&#8217;interno.<\/p>\n<p>E: Etemauta &#8211; Autoqualifica copiata da un lurneito. che mi sono imposto. Ne farei volentieri a meno, ma, se sar\u00e0 necessario, continuer\u00f2 a girare fino alla morte.<\/p>\n<p>F: Finta &#8211; Un&#8217;arte che va scomparendo. Ditemi per esempio quanti giocatori conoscete che, prima di passare la palla, guardano in direzione opposta.<\/p>\n<p>G: Gavetta &#8211; Molti giocatori e allenatori nostrani ne hanno fatta poca. Nel nostro sport val pi\u00f9 la pratica che la grammatica, i giovani fenomeni sono come l&#8217;araba fenice. Prendete un&#8217;annuario della NBA e guardate l&#8217;et\u00e0 dei migliori giocatori e dei migliori allenatori. E in Italia?<\/p>\n<p>H : Hicks &#8211; E&#8217; un personaggio che merita l&#8217;ALA vederlo, sembra un americano degli anni Cirtquanta, uno dei tanti soldati o marinai rimediati nelle basi militari di Livorno o Napoli che militavano m tante squadre italiane. Tiratori come lui se ne sono visti pochissimi, \u00e8 lento ma si fa trovare sempre smarcato, e da due come da dieci meln non sbaglia un colpo, una specie di Bob Morse.<\/p>\n<p>I: Italia &#8211; Nazione in profonda crisi economica, ma in quanto a basket medaglia d&#8217;argento olimpica e sede della seconda, quanto a importanza, lega professionistica mondiale.<\/p>\n<p>J: dura &#8211; Che era dato per grasso e demotivato. E invece \u00e8 magro e nevrastenico al punto giusto, com&#8217;\u00e8 suo costume. Sar\u00e0 per gli allenatori avversari un autentico &#8220;pain in th\u00e8 ass&#8221; che traduciamo liberamente con spina nel fianco.<\/p>\n<p>K : Kant &#8211; Filosofo idealista tedesco, le cui opere sono oggetto di studio e lettura normale per i giocatori strani. Kant, Diabolike, Tex Willer, Ina de aurea dei filosofi cui s&#8217;ispirano i nostri bastonieri.<\/p>\n<p>L: Livorno &#8211; Una piazza che si riaffaccia alla ribalta della pallacanestro italiana dopo anni passati dietro le quinte. Livorno nel passato ha prodotto personaggi come Bibi Formigli e Vinic\u00eco Mesti, \u00e8 stata patria putativa di Stelio Posar. Bel palasport, buone tradizioni, buon pubblico. Bene.<\/p>\n<p>M: Morte &#8211; Che, come ognuno sa, non \u00e8 il peggiore di tutti i mali. E&#8217;molto peggio: 1) retrocedere, 2] non essere ammessi ai play-off, 3) sbagliare il giocatore americano, 4) non sedersi immobili in panchina quando un arbitro lo intima.<\/p>\n<p>N: Nano &#8211; E&#8217; cos\u00ec chiamato qualsiasi giocatore inferiore al metro e ottanta. E&#8217; difficile per un tale cittadino essere preso in considerazione da un allenatore. Normalmente, a un nano veloce, intelligente, aggressivo e buon tiratore, viene preferito uno spastico, per\u00f2 alto un metro e no vanta due.<\/p>\n<p>O: Ottico -Artigiano specializzato, che viene a tutt&#8217;oggi snobbato da molti arbitri che avrebbero invece bisogno di consultarlo frequentemente.<\/p>\n<p>P: Paratore &#8211; II pi\u00f9 anziano e illustre tecnico italiano, tornato di moda da qualche tempo dopo un periodo passato nell&#8217;ombra durante il quale \u00e8 stato considerato 1) vecchio, 2) sorpassato, 3) rimbambito. E lui da la paga a tutti.<\/p>\n<p>O: Quorum &#8211; Difficilissimo da calcolare nel basket. dove esistono variabili impazzite, come un infortunio, un arbitraggio avverso, un giocatore abbandonato improvvisamente dalla morosa. Nel 1979 per essere promossi in A1 furono necessari 32 punti in classifica; nel 1980 con 34 punti non si \u00e8 ottenuta la promozione.<\/p>\n<p>R: Recion &#8211; Titolo nobiliare veneziano che i tifosi lagunari confluiscono a gran voce all&#8217;Arsenale ai giocatori avversari quando lo speaker ne scandisce i nomi.<\/p>\n<p>S: Small &#8211; In inglese Piccolo. E&#8217; bene sapere, se si vuoi essere alla moda, che i ruoli ad esso non sono pi\u00f9 playmaker, guardia, ala e centro ma point guard, guard, small forward, power forward, center (guardia di punta, guardia, ala piccola, ala grande, centro).<\/p>\n<p>T: Talpone &#8211; Mitico (ma non troppo) animale roditore coi baffi. Ci vede benissimo e non \u00e8 affatto cieco. E&#8217; un termine mutuato dalla lingua livornese dove di pronuncia &#8220;(arpone&#8221; con la R. E&#8217; quello che in Veneto viene chiamato pantegana, in italiano ratto.<\/p>\n<p>U: Utility man &#8211; Cos\u00ec gli americani chiamano quei giocatori che non spiccano molto ma che fanno un grosso e prezioso lavoro. Per fare degli esempi italani, citiamo fra gli altri Zin, Ardessi, Pierich, Andreani, chiedendo perdono agli innumerevoli qui non nominati.<\/p>\n<p>V: Vittoria &#8211; Un obiettivo primario nello sport. Spesso ottenuta ad ogni costo, calpestando magari qualche principio morale di troppo.<\/p>\n<p>W: Wanted &#8211; Cio\u00e8 ricercato. Si ricercano in questo momento: 1) Giocatori che giochino per la gloria, 2) Massaggiatori che non siano convinti<\/p>\n<p><strong>La difesa &#8220;Karat\u00e8&#8221;<\/strong><br \/>\nSe fra i cittadini c&#8217;\u00e8 un pugile valente uno bravo nel pentathlono alta lotta non per ci\u00f2 gode la citt\u00e0 di buon governo (Foclide)<\/p>\n<p>I ritmi circadiani, in parole povere, sono i ritmi biologici, seguendo i quali il nostro corpo esplica le proprie funzioni, dunque vive. Il ritmo dell&#8217;uomo normale, lino all&#8217;estate scorsa era di circa ventiquattr&#8217;ore. Dico fino all&#8217;estate scorsa, in quanto la passione per lo sport ha distrutto il ritmo circadiano dell&#8217;italiano medio. Tutti coloro che seguirono le trasmissioni televisive in diretta da Los Angeles (camminano ancora adesso come zombies) hanno sonno di giorno, si svegliano la notte, hanno appetito sempre, o mai. Per quanto mi.riguarda, sonno ne ho perso poco. Dopo aver vegliato per seguire la cerimonia di inaugurazione, mi sono guardato bene dallo star sveglio in seguito: agosto \u00e8 mese di allenamenti, e non \u00e8 d&#8217;uopo addormentarsi in palestra. Personalmente ho assistito a due Olimpiadi: quella di Roma nel 1960 e quella di Monaco nel 1972, quando ero assistente allenatore di Primo assieme a Cenoni e Benvenuti. L&#8217;Olimpiade, ve lo dico io, \u00e8 una grande ipocrisia; il giuramento iniziale \u00e8 uno spergiuro vero e proprio.<br \/>\nDi dilettanti, nemmeno l&#8217;ombra. Per di pi\u00f9, ora l&#8217;antica manifestazione nata in Grecia non \u00e8 altro che un gigantesco affare commerciale, sponsorizzazioni palesi e nascoste, diritti televisivi, e chi pi\u00f9 ne ha pi\u00f9 ne metta. Inoltre \u00e8 un&#8217;occasione politica; una volta la boicottano i Paesi del Terzo Mondo, una volta gli Stati Uniti, una volta i Paesi dell&#8217;Est. Per me l&#8217;Olimpiade \u00e8 morta da un pezzo. Si disputino ogni quattro o cinque anni, in sedi accuratamente separate, i campionati mondiali open dei vari sport. Meglio per tutti. Fine del nonsenso. Ma \u00e8 possibile che all&#8217;Olimpiade gareggino quelli del dressage, che non ho neanche capito bene in cosa consiste, e non sia ammesso il tennis, che \u00e8 giocato anche dai cannibali? C&#8217;\u00e8 il nuoto sincronizzato, e perch\u00e9 no il football americano? E la medaglia nel tiro alla pistola da sei metri e mezzo, sai com&#8217;\u00e8 importante!<br \/>\nAl livello delle Olimpiadi si tengono i nostri quotidiani sportivi. L&#8217;italiano come lingua \u00e8 un antico ricordo. Vanno di moda i titoli che iniziano col &#8220;che&#8221;, roba da far rivoltare Dante e Manzoni nella tomba. &#8220;Che bravi gli azzurri!&#8221;. &#8220;Che gara la Simeoni!&#8221; &#8220;Che vergogna nella staffetta!&#8221;.<br \/>\nDice, ma con questo stile vendiamo molte pi\u00f9 copie. Se il problema \u00e8 questo, se ne potrebbero vendere di pi\u00f9 con foto di famose attrici svestite pubblicate in prima pagina. Oppure si potrebbero compilare le edizioni regionali in dialetto la Dorio la g\u00e0 vinc\/\u00f9 millesinquesento metri&#8221; &#8220;Pavoni nun \u00e8 trasuto in finale &#8221; &#8220;La Nazionale de pallavolo ha piato la medaja de bronzo&#8221;.<br \/>\nA proposito di medaglie, si sono esaurite (almeno spero) le polemiche inerenti il piazzamento ottenuto in classifica dagli azzurri del basket a Los Angeles. Hanno parlato tutti, mi permetto anch&#8217;io qualche considerazione 3 ruota libera:<\/p>\n<p>1) Olimpiadi o non Olimpiadi, attualmente nel mondo la classifica \u00e8: I USA &#8211; II URSS &#8211; III ITALIA.<\/p>\n<p>2) Ancora una volta si \u00e8 visto che o meglio arrivare alle manifestazioni internazionali direttamente dal campionato o quasi. Se il periodo intermedio \u00e8 troppo lungo, si va fuori forma. Con tre settimane c&#8217;\u00e8 tempo per un breve riposo e permettere a punto ogni cosa.<\/p>\n<p>3) Non siamo gli USA e non lo saremo mai. In campionato, noi allenatori ci regoliamo nel preparare i piani tenendo conto del tipo di gioco che lanno le altre squadre, e del gioco pi\u00f9 adatto alla nostra. In campo internazionale si hanno meno notizie, ma bisogna adattarsi un briciolo di pi\u00f9. Il basket non \u00e8 la Bibbia. &#8220;Queste sono le mie leggi, io faccio cos\u00ec&#8221;. S\u00ec, faccio cos\u00ec se posso.<\/p>\n<p>4) Bobby Knight \u00e8 un grande allenatore (che a me sta sulle scatole) ma se allenasse in Italia sarebbe pi\u00f9 flessibile. Nelle nostre squadre giocano americani, nazionali, ultratrentenni, juniores, lutti insieme. Non possiamo e non dobbiamo scimmiottare gli allenatori americani. Loro allenano gruppi omogenei di universitari o semiomogenei di professionisti. Che sono giocatori super.<\/p>\n<p>5) Per la centesima volta, si \u00e8 visto che in campo mondiale non \u00e8 permesso ai nostri giocatori di difendere a spinte e schiaffi (come l&#8217;innocente Gamba ha rilevato). E quando vengono puniti dagli arbitri, i nostri modelli si incacchiano pure. Quella che i nostri arbitri concedono, coartati da buona parte delia stampa, che si ispira ai detti di colleghi ed interessati, non \u00e8 difesa, \u00e8 Karat\u00e9. Se quella che vedo esaltare \u00e8 difesa Virile&#8221;, ebbene alla Berloni useremo una difesa &#8220;tipo gay&#8221;, ma certamente pi\u00f9 corretta. Oppure si forniscono ai giocatori guantoni da boxe, e allora ce la vediamo con tutti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>E&#8217; difficile imitare Diogene<\/strong><br \/>\nHai fatto mai all&#8217;amore? Padre s\u00ec, con l&#8217;allenatore&#8221;<br \/>\n(dall&#8217;Inno degli allenatori della Val D&#8217;Aosta)<\/p>\n<p>Alla fine &#8211; o quasi &#8211; dei playoffs, il CAF organizz\u00f2 una &#8220;tre giorni&#8221; a Bologna, riservata agli allenatori di Serie A, maschile e femminile; si trattava di esaminare il regolamento, indi, alla luce del campionato appena concluso e delie relative esperienze, proporre agli arbitri un&#8217;interpretazione giusta e soprattutto corretta. &#8220;Si bandisca il gioco duro &#8211; si esclama qua e l\u00e0 -.Aiutiamo gli arbitri a reprimere le scorrettezze mascherate o spacciate per gioco maschio&#8221;. I colleghi che hanno giocatori che praticano il karat\u00e9 travestito da Body Check, e che fanno i blocchi col gomito avanti, non potendo disporre di un coltello, sono i pi\u00f9 scatenati: &#8220;E&#8217; una vergogna &#8211; si proclama &#8211; si restituisca la pallacanestro alla tecnica: di questo passo, dovremo andare in campo coi guantoni da boxe&#8221;. Musica per le mie orecchie: ma, a sentire i colleghi, i miei giocatori i cazzotti, le gomitate e le spinte se le debbono essere dati da soli. A furia di parlare di &#8220;difesa virile&#8221; e &#8220;gioco maschio&#8221;, chi non pianta un gomito nelle costole ad un avversario o non gli molla una ginocchiata nel quadricipite, si sente un finocchio.<br \/>\nUna volta erano temutissime le squadre russe: oddio, si diceva, quelli ci fanno neri di botte. Adesso i russi li facciamo diventare neri noi. Si mormora da sempre che per la difesa noi ci ispiriamo all&#8217;America. Adesso per\u00f2 non si pu\u00f2 pi\u00f9 imbrogliare nessuno la televisione la guardano tutti, a Torino magari non sanno la formazione della Berloni, ma quelle dei Washington Bullets o dei Kansas City Kings, la conoscono tutti. Nella NBA tutti temono il trio dei Bullets (Mahorn, Ruland e Ballard) specialisti in gioco duro. Beh, spediteli qua, li sistemiamo noi in quattro e quattr&#8217;otto. Mah, adesso tutti sembrano convelliti. E&#8217; vero che l&#8217;inferno \u00e8 lastricato di buone intenzioni. Ad ogni modo, meglio quello che niente. Cosi si stila un documento e si nomina una commissione che poi funger\u00e0 da messaggera presso il GI\u00c0 ed il Presidente Federale (bono, quello &#8211; N.d.R.).<\/p>\n<p>La riunione, ben diretta da Costa, Taurisano e Todisco, rallegrata dalla presenza di Nini Ardito, i strutto re del CIA, fu per\u00f2 disturbata da un continuo va e vieni. Chi doveva telefonare e chi ricevere telefonate. Ogni tanto, due colleghi si appartavano e si scambiavano notizie su giocatori da acquistare e panchine (ormai agli sgoccioli) da conquistare. Ad un certo punto, fui tentato di appiccicarmi un cartello con scritto: &#8220;Per informazioni sui miei giocatori (disponibilit\u00e0, prezzo) rivolgersi al mio manager&#8221;. Pensavo anche che, non avendo ancora firmato il contratto per l&#8217;anno nuovo, se si fosse sparsa la notizia, vi sarebbero stati tali sprint verso il pi\u00f9 vicino telefono, degni dei velocisti olimpici.<\/p>\n<p>Lajos Toth, con la sua faccia da gallone simpatico, era l&#8217;unico che non veniva guardato con sospetto quando andava a telefonare: tutti erano a conoscenza delle sue attivit\u00e0 commerciali con l&#8217;Ungheria. Un gruppo di noi risiedeva al Gardert: il &#8220;Barone&#8221;, il &#8220;Gattone&#8221;, il &#8220;Playboy&#8221;, il &#8220;Talpone&#8221;, &#8220;Don Lurio&#8221;, &#8220;l&#8217;Alpinista&#8221;. Dopo cena giochiamo a ciapan\u00f2, e alla prima presa che faccio il Talpone, per non perdere l&#8217;abitudine, mi rifila un asso fuori via. Si va una sera a cena con Dino Costa a Casalecchio: vengono con noi anche Oscar Eleni e Claudio Pea; e Gianni Asti ancora ingenuo, racconta le sue traversie a Claudio. Quando gli spieghiamo che il buon Pea \u00e8 quello che provoc\u00f2 il silenzio-stampa della Nazionale di Calcio al &#8220;Mundial&#8221;, Asti sviene mentre il suo interlocutore sghignazza malvagiamente. Negli intervalli e nei momenti pi\u00f9 impensati salta fuori come un diavoletto di Cartesio Gigi Porcili che spara scongiuri sul muso di chi gli fa complimenti e auguri, Nessuno osa chiedergli un biglietto per la partita. Scherzi e battute se ne fanno a josa; chiss\u00e0 cosa penserebbero i nostri giocatori se ci vedessero e ci sentissero. Per la verit\u00e0, chiss\u00e0 cosa pensano di noi in generale. Fuori, sembrano vecchi goliardoni che si ritrovano per una cena vent&#8217;anni dopo il conseguimento della laurea. Dentro, ci sono ferite aperte e vecchie cicatrici. Troppe ne abbiamo viste. Cos\u00ec ad occhio, vent&#8217;anni fa, il sottoscritto allenava il Fori) in serie B, il Barone giocava a Milano in serie C, il Talpone era a Gorizia, l&#8217;Alpino dirigeva il settore giovanile a Cant\u00f9, il Gattone faceva il giocato re-allenatore a Casale, Don Lurio allenava TASSI Brindisi. Tutti, meno bravi di adesso, ma tutti pi\u00f9 sinceri. Il Vecchio Eternauta non aveva ancora salpato le ancore per il primo viaggio. Caro Diogene, un giorno o l&#8217;altro mi attrezzo con botte e lanterna, proprio come te, e mi metto a cercare l&#8217;uomo. Un&#8217;impresa sempre pi\u00f9 difficile, ogni giorno che passa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La ragazza col casco<br \/>\n<\/strong>Non ti potr\u00f2 scordare piemontesina bella &#8230;. (da una celebre canzonetta)<\/p>\n<p>All&#8217;inizio dell&#8217;estate due terremoti scossero il mio club. Per questioni di bilancio venne ceduto Meo &#8220;Magie&#8221; Sacchetti, capitano e colonna della squadra che si era classificata terza. Le fondamenta ancora traballavano, quando arriv\u00f2 una nuova scossa che fece impazzire gli strumenti sismografia. Beppe Di Stefano, vero &#8220;factotum&#8221; della societ\u00e0, piemontese al cento per cento, deciso che era ora di piantarla li col vino rosso, e di dedicarsi un po&#8217; alla degustazione del bianco frizzante; raccolse armi e bagagli, e pass\u00f2 alla corte dei fratelli Benetton, nel lontano oriente cestistico italiano. L&#8217;avvenimento mi sbalestr\u00f2 non poco, e mi venne la tentazione di continuare le mie esperienze di eternauta, piantando baracca e burattini, e facendo vela verso un&#8217;altra direziona. Poi pensai all&#8217;anno trascorso a Torino, al club che mi aveva trattato bene, ai giocatori che avevano lavorato con me, ai nuovi amici che mi ero fatto. Alla citt\u00e0 capitale dell&#8217;automobile che mi aveva permesso di non guidare la mia per un anno intero; alle cose ancora da fare con la squadra appena abbozzata in un anno; alia vita tranquilla &#8211; in tuta dalla mattina alla sera &#8211; che avevo promesso di interrompere con qualche puntata mondana: in un anno mai ad un concerto, mai ad uno spettacolo. Pensai agli amici nuovi \u2022 chi ha detto che i torinesi sono scostanti? &#8211; con cui avevo spartito conversazioni impegnate, o scherzi e risate fino a sentirsi male. Perfino Silvestro, in un paio di apparizioni via auto e gabbia, aveva mostrato di gradire la sistemazione. Allora accettai la riconferma, annodando saldamente la fune della mia mongolfiera al comignolo di Via Turati 25\/4, e preparandomi alla nuova avventura. In sede si vissero momenti febbrili, ci fu il momento del passaggio delle consegne; arriv\u00f2 il nuovo manager, Alberto Petazzi, meno male, ci conosciamo da una vita, il trapasso &#8211; pensai -sar\u00e0 meno doloroso. Beppe Di Stefano si ferm\u00f2 un poco a Torino per introdurre nei giusti meccanismi il collega. La confusione, fatalmente, raggiunse il parossismo. Petazzi si install\u00f2 nel suo ufficio, e Beppe si piazz\u00f2 nel mio. Tramont\u00f2 ogni speranza di usare il telefono. Ogni tanto si spalancavano contemporaneamente, i due uscivano, si incontravano a met\u00e0 strada, e cominciavano a parlare fitto fitto. Proposi che si telefonassero da un ufficio all&#8217;altro, e il suggerimento fu accettato. Un flash. Scena: porte dei tre uffici (manager, allenatore, segreteria) chiuse. Nella saletta-riunioni, uno dei segretari, Cecioni, riceve due dirigenti di una piccola societ\u00e0. Nel corridoio siede Celenza, un giovane &#8220;acquistato&#8221; da Vasto, e ascolta me e l&#8217;assistente Danna parlare con Lady Pessina, e il figlio Davide, un altro nuovo giovane. Di colpo si spalancano le tre porte chiuse, e schizzano fuori: 1) Petazzi; 2) Beppe Di Stefano; 3) Mario Di Stefano, capo della segreteria, preceduti da una ragazza con zaino e casco da motociclista. Chi fosse, l&#8217;ignoro tuttora: giuro tuttavia che tutto ci\u00f2 si \u00e8 verificato in sede-Berloni, non nel film &#8220;Helzapopping&#8221; (per i meno giovani) o in &#8220;Animai House&#8221; (per i pi\u00f9 giovani).<br \/>\nPoi passarono i giorni e piano piano le tessere cominciarono ad andare al ioro posto. I weeks furono al fine liberi, cosi ho avuto l&#8217;opportunit\u00e0 di visitare, in un paio d&#8217;occasioni, un nuovo pianeta. Sono stati infatti introdotti dagli amici coniugi Casalegno nel mondo della piola, che in piemontese significa osteria, come quella (con annesso campo di bocce) che sorge sulle rive del Po, vicino al cimitero di Sassi. Ci si siede all&#8217;aperto, col litro di vino o la gazzosa, e si gioca a scopa. Si conoscono tutti, ma se non si conoscono non importa, tutti parlano con tutti, ii pensionato col lattoniere, l&#8217;avvocato con l&#8217;imbianchino, la professoressa con la domestica ad ore. L&#8217;atmosfera \u00e8 da utopia, si intavolano discussioni su qualsiasi argomento, e tutti partecipano. E&#8217; come l&#8217;areo ps di esercitazione retorica su antiruggine sia la migliore, op disastrosa per il raccolto delle e La lingua ufficiale \u00e8 il dialE ancora mi sfuggono, per\u00f2 mi sfc gressi. Quando viene l&#8217;ora di cena tito siede attorno a un lungo lave del giorno, che so, acciughe, coniglio, peperoni; e naturalmente della casa. Se \u00e8 sabato, all&#8217;imbrunire pia di suonatori &#8211; marito alla chit fisarmonica &#8211; e si balla il liscio, li \u00e8 un piacere, e l&#8217;allegria cresce. si ringalluzziscono. Il conte Danc ma con discrezione. &#8220;Cianuro&#8221; &#8211; cos\u00ec chiamato di tutto &#8211; a volte \u00e8 un po&#8217; pesante, rio, il baffuto Sor Michele, un e&gt; ha combattuto a Dien Bien Phu, solo sguardo. Si ammirano tersicoree di &#8220;Ombre Rosse&#8221;, cor metri, che somiglia a Gary Coop soprannome alla predilezione pe casa. Ormai parecchi sono su di g e le battute, ma tutto resta conte limiti: Sor Michele controlla. Si fa tardi, i suonatori ripo menti, si respira l&#8217;aria fresca che sale in macchina, si torna a casa fo nel mondo genuino della piola, eguali, dove lutti sono amici, do\\. dire la sua, dove si parla di Platini centi, di politica e di religione, di vi Si, ci sono ancora molte cos a Torino.<\/p>\n<p><strong>I fratelli della panchina<\/strong><br \/>\n(Formazione delle api della Berloni)<\/p>\n<p>APE MARIA-BARBERIS<br \/>\nAPE TERRONA-GUZZONE<br \/>\nAPE NOB\u00ccLE-DELLA VALLE<br \/>\nAPE BABY-MORANDOTTI<br \/>\nAPE DOTTA-MANDELLI<\/p>\n<p>Nella nostra squadra, la Berloni, tutti hanno la possibilit\u00e0 di giocare nei primi cinque: per adesso, tale possibilit\u00e0 \u00e8 stata data ad otto giocatori su dieci. Tuttavia \u00e8 noto che, per ora, &#8220;l&#8217;idea di starting five&#8221; \u00e8 composto dai tre azzurri e dai due americani. Da molto tempo ho battezzato gli altri cinque &#8220;le api&#8221;. Loro sanno come si sta in panchina, e una volta, molto spiritosamente, mi hanno regalato un grosso fischietto con su incisa la frase: &#8220;If you want me, whistle&#8221; (se mi vuoi, fai un fischio). Fa parte del dovere di un buon giocatore saper star bene in panchina. Alle mie Api dedico questa traduzione di un&#8217;intervista fatta da un giornalista americano alle riserve dei Los Angeles Lakers nel 1980. Le riserve, auto battezzatesi &#8220;I fratelli della panchina&#8221; erano: Brad Holland, Oliver Mack, Michael Cooper, Marty Byrnes (attualmente in forza alla Vicenzi) e Don Ford (l&#8217;anno scorso alla Berloni). Ecco il testo dell&#8217;intervista:<\/p>\n<p>1 fratelli della panchina hanno un capo?<br \/>\n&#8220;Cooperi&#8221;Ford \u00e8 il nostro capo. E&#8217; il nostro Eroe. E&#8217; il Presidente&#8221;.&#8221;<br \/>\nAvete posti fissi in panchina?&#8221;<br \/>\nFord: &#8220;No, ma so la squadra sta andando bene, non li cambiarne. E&#8217; il protocollo. Quando i Molari vergono sostituiti, ci spostiamo, perch\u00e9 chi esce vuole sedere all&#8217;estremit\u00e0 della panca. Non epiacevole farsi sudare addosso. Specialmente se dobbiamo fare due o tre partite in trasferta, e non c&#8217;\u00e8 il tempo per farsi lavare l&#8217;uniforme&#8221;.<br \/>\n&#8221; Qual \u00e8 il posto migliore?&#8221;.<br \/>\nFord: &#8220;Quello pi\u00f9 lontano dal coach&#8221;. ^&#8217;-&#8216;&#8221; Ai miei tempi i giocatori litigavano per sedere vicino al coach&#8221;,<br \/>\nHolland: &#8220;Qui avviene il contrario&#8221;.<br \/>\n&#8221; Perch\u00e9 quel posto \u00e8 il migliore?&#8221;.<br \/>\nByrnes: &#8220;Non devi chiedere l&#8217;acqua o il t\u00e8, (i puoi prendere da solo. Per\u00f2 ci sono anche degli svantaggi. Al Forum c&#8217;\u00e8 una cheerleader che non tornai visto perch\u00e9 siede nello stesso posto ad ogni partita, \u00e8 impossibile vederla dall&#8217;estremit\u00e0 della panchina&#8221;.<br \/>\nFord: &#8220;Quando siedi in fondo alla panca, puoi fare commenti senza essere sgridato. In realt\u00e0. se la panca \u00e8 molto lunga, puoi appena udire il coach quando ti chiama&#8221;. &#8220;Ford, quando coach Westhead sostitu\u00ec Mertney, ti chiese di sedere vicino a lui: In difficile MJ te adattarti?&#8221;.<br \/>\nFord: &#8220;Gli dissi che non sapevo se avrei potuto divertirmi a guardare la partita da un angolo differente&#8221;,<br \/>\n&#8220;Durante l&#8217;incontro cercate di notare cosa era la strategia e l&#8217;andamento della partita?&#8221;. Ford: &#8220;Se capissimo qualcosa di strategia e tattica, saremmo noi i titolari. Cerchiamo di incoraggiare un pochino gli altri, gridando cose come: &#8220;Brav\u00ec! &#8220;o &#8220;Forza!&#8221;.<br \/>\n&#8220;Come sono i tifosi che siedono dietro le panchine?&#8221;.<br \/>\nFord: &#8220;Si possono stabilire relazioni con loro. A Portland mi parlano molto. Veramente, mi gridano dietro molto. E&#8217; divertente, finch\u00e9 non cominciano a lanciare qualcosa. Sono gi\u00e0 stato &nbsp;con birra, ghiaccio, cose cosi&#8221;.<br \/>\n&#8220;Che tipo di commenti fanno?&#8221;.<br \/>\nFord: &#8220;Dicono cose come: &#8220;Vedrai che ti far\u00e0 mirare. L&#8217;anno prossimo&#8221; oppure: &#8220;Qual \u00e8 il tuo ruolo quest&#8217;anno, Ford? quarto o quinto cambio?&#8221;.<br \/>\nByrnes: &#8220;L&#8217;anno scorso Kelley stava giocando male e fu mandato in panchina. Un tifoso gli porse un sacchetto di pop-corn e gli disse &#8220;Toh, mangia. Tanto non entrerai pi\u00f9&#8221; .<br \/>\n&#8220;Byrnes, come trovi questa panchina, rispetto a quella dei Jazz che frequentavi prima?&#8221;.<br \/>\nByrnes: &#8220;Questa \u00e8 un po&#8217; moscia. Su quella dei Jazz si scherzava di pi\u00f9. Ero seduto in rondo alla panca, e un compagno piazzato tre posti pi\u00f9 in l\u00e0, tenendo le mani attorno alla bocca per fare una voce diversa grid\u00f2: &#8220;Byrnes! Byrnes!&#8221;. lo scartai verso il coach, ma naturalmente non mi aveva chiamato&#8221;.<br \/>\n&#8220;Sono comode le panchine, al giorno d&#8217;oggi?&#8221;.<br \/>\nFord: &#8220;Houston ha una panca molto comoda ma stretta. Questo \u00e8 spiacevole quando sei in trasferta da un po&#8217; e le uniformi puzzano. Quella di Detroit non va bene. E&#8217; troppo bassa, e ti trovi le ginocchia sotto il mento&#8221;.<br \/>\nByrnes: &#8220;La cosa peggiore \u00e8 quando sei in vantaggio di 12 punti con un minuto e mezzo alla fine, e l&#8217;altra squadra ha ancora tre sospensioni da chiedere. Ti tocca alzarti e sederti continuamente&#8221;:<br \/>\nFord: &#8220;Ti possono venire i crampi alle gambe&#8221;.<br \/>\nParlando di sospensione, dove si piazzano i Fratelli della Panchina durante i time-outs?&#8221;.<br \/>\nByrnes: &#8220;Dipende da dove \u00e8 piazzata la telecamera. Se \u00e8 possibile, cerchi di farti inquadrare. Sempre se \u00e8 possibile cerchi di mostrare una mano fasciata od una ginocchiera, cos\u00ec la gente capisce perch\u00e9 non stai giocando&#8221;.<br \/>\nHolland &#8220;Mack tiene la testa bassa come se stesse attento, ma con gli occhi guarda su in tribuna&#8221;.<br \/>\n&#8220;Vuoi dire che guarda le ragazze?&#8221;<br \/>\nFord: &#8220;L&#8217;altra sera ho visto Holland contorcersi cosi (piega il busto in avanti e guarda all&#8217;indietro tra le gambe), II coach pensa che Brad fa lo stretch per esser pronto ad entrare in campo, ma lui guarda le ragazze, sia pure da! basso in alto&#8221;.<br \/>\n&#8220;Passate molto tempo a guardare le ragazze?&#8221;.<br \/>\n&#8220;I titolari lo fanno quando sono in panchina, non hanno tempo di farlo mentre stanno giocando. Noi abbiamo pi\u00f9 tempo, e centriamo le persone giuste&#8221;<br \/>\n&#8220;Esiste un&#8217;Arca della Gloria, nei fratelli della Panchina?&#8221;,<br \/>\nByrnes: &#8220;Per me il pi\u00f9 grande \u00e8 stato Arcore James. Controllava tutto, sul campo, sulla panchina<\/p>\n<p><strong>Un Grazie alla truppa<\/strong><br \/>\n&#8220;Where have all the heroesgone?&#8221;<br \/>\n(da una canzone di Woody Gulhrie)<\/p>\n<p>La Granarolo vince abbastanza inaspettatamente a Torino, e da un secondo all&#8217;altro il campionato per noi \u00e8 finito. Questo succede nei Playoffs: una sconfitta, e da un momento all&#8217;altro la stagione \u00e8 conclusa. Solo allora ti rendi conto che la squadre &#8211; il maggior numero &#8211; hanno finito da un pezzo, e che l&#8217;anno scorso in questo periodo stavi partecipando ai vari tornei postcampionato. Piombi dall&#8217;attivit\u00e0 pi\u00f9&#8217; intensa e ininterrotta (abbiamo iniziato il primo agosto; nove mesi e mezzo continui di lavoro) in una specie di nirvana. Occorre qualche giorno per m-ganizzarsi mentalmente; sembra un fatto strano non vedere quotidianamente i giocatori. I giocatori, gladiatori di ci eco-basket, soldati di una guerra senza morti, ma non certo incruenta, fratture ed ematomi, tagli e distorsioni, denti spezzati ed interventi chirurghici. Dove sono andati i giocatori, dove sono andati i soldati? Non li vedo da due giorni e gi\u00e0 mi mancano. Non sta a me fare un bilancio tecnico della stagione della Berloni. Non so ancora quali saranno i giocatori confermati. Per\u00f2 so che quelli che hanno giocato nella stagione appena terminato gi\u00e0 mi hanno lasciato un vuoto dentro, e sono pieno di rimorsi perch\u00e9 non so se ho dato loro abbastanza sul piano tecnico e quello umano.<br \/>\nAntonio Guzzone, ancora Junior, studente universitario, tarantino, potr\u00e0 sfogarsi a giocare a Grado, nelle finali nazionali juniores. Ha passato l&#8217;anno marcando in allenamento Vecchiato, un compito poco divertente. Anche perch\u00e9 Vecchiato in allenamento non ha piet\u00e0 per nessuno e chi entra nella &#8220;tonnara&#8221; (cos\u00ec chiamo l&#8217;area dei tre secondi) viene sottoposto da Renzo ad inesorabile mattanza.<br \/>\nStefano Barberis, l&#8217;ape per antonomasia, siala lottando con la gola. Una decina di giorni di riposo potrebbero costargli cinque chili in pi\u00f9 se non sapr\u00e0 stare attento. Si macerer\u00e0 nell&#8217;astinenza leggendo il suo prediletto &#8220;Lupo Alberto&#8221; e cercando di convincersi che deve dedicarsi di pi\u00f9 alla ditesa.<br \/>\nCarlo Della Valle, lui da (are ne avr\u00e0 a sufficienza. Trafficher\u00e0 col suo negozio di dischi di Alba, andr\u00e0 un po&#8217; in giro a sentire concerti Rock, chiacchierer\u00e0 con fratello Ferruccio, con cui divide l&#8217;appartamento. Mio preferito &#8220;Whipping boy&#8221; (come dicono gli americani) &#8220;Materasso delle botte&#8221; (come dicono a Forti) dovr\u00e0 l&#8217;anno prossimo decidersi a tirar fuori sempre il molto talento che ha, e non saltuariamente.<br \/>\nPiero Mandelli non ha problemi su come impiegare il tempo libero. E&#8217; quasi laureando in medicina, un uomo serio con poche distrazioni, qualche lettura e un po&#8217; di enigmistica. Un esempio per tutti, in allenamento, in panchina, in campo.<br \/>\nRicky Morandotti, adesso ha la patente e una macchina d&#8217;occasione, \u00e8 un cuor contento. Fa qualche giretto qua e l\u00e0, e poi non \u00e8 a riposo. Anche lui si allena con la squadra degli juniores. pronto per essere la grande attrazione di Grado,<br \/>\nJames Ray \u00e8 gi\u00e0 partito con la moglie, hanno un bambino che li aspetta in America, tante cose da fare, tanii problemi da risolvere. Un uomo bello e giovane, dotatissimo atleticamente, che a volte si comporta come un cane bastardo, fa un errore e si abbatte, bisogna rincuorarlo come si fa con i bambini.<br \/>\nScott May l&#8217;orso Yogi, \u00e8 a Bloomington, Indiana. Ha un figlio di un anno, e un paio di partite da fare contro la nazionale olimpica USA; una nelle file dell&#8217;Indiana AH Star e una con la nazionale olimpica USA di Montreal. Se la pubalgia si decider\u00e0 a dargli requie.<br \/>\nCharlie Caglieris si cura ancora per qualche giorno la coscia infortunata, insegna educazione fisica all&#8217;orario ridotto, accompagna i figli all&#8217;asilo, legge con attenzione tutti i giornali e le riviste che gli capitano a tiro. Un vecchio furetto sempre pronto alla battuta come un passaggio folgorante.<br \/>\nRenzo Vecchiato, ne sono certo, si alza presto alla mattina e va a correre. Lui \u00e8 quello che gli americani chiamano un &#8220;Workaholic&#8221; un lavoratore indefesso. Ha dovuto portare il mondo sulle spalle come Atlante, un campionato e quattro partite d\u00ec piayoffs se giocate senza un sostituto, senza un attimo di respiro, prima con una tendi nife dolorosa ad un ginocchio, poi addirittura con un braccio talmente gonfio da essere impossibilitato a stenderlo. Poche parole, ma sempre argute, pronuncia il &#8220;re della tonnara&#8221;!<br \/>\nMeo Sacchetti capitano generoso, sar\u00e0 gi\u00e0 all&#8217;opera con Vecchiato, e poi avanti e indietro a procurarsi cassette per il suo videoregistratore, ad accompagnare la moglie Olimpia a scuola, a coccolarsi la piccola Alice. Romeo \u00e8 l&#8217;unico uomo al mondo che nessuno pu\u00f2 odiare. E&#8217; troppo buono.<br \/>\nAnche Steve Bouchie. l&#8217;indimenticabile Orzoro, si dedica ad alcune opere: in questo momento aiuta il padre nella sua fattoria dell&#8217;Indiana, 300 acri, meloni e granturco.<br \/>\nNove mesi e mezzo di duro lavoro, di sacrificio, di acciacchi, di dolore fisico, di arrabbiature. Un terzo posto che lascia la bocca amara ma la coscienza soddisfatta, la coscienza di chi sa di avere dato tutto. Una citt\u00e0 fredda verso il basket che ha cominciato a dar segni di risveglio, che vi ha apprezzato. Una stampa che vi ha seguito e che ha saputo riconoscere quanto di buono avete fatto.<br \/>\nRiposate un po&#8217; e preparatevi al futuro. I tre azzurri, all&#8217;avventura Olimpica. Gli altri al loro destino cestistico, con la Berloni, mi auguro.<br \/>\nIl vostro nocchiero, il vostro capitano di ventura vi ringrazia e vi abbraccia. In un periodo della mia vita in cui sono saltati tutti i riferimenti, tutte le mie certezze, m cui tutto mi appare effimero o minaccioso, voi che siete stati i miei soldati, restate i miei eroi<\/p>\n<p><strong>Libri da bruciare<br \/>\n<\/strong>The Pony Express on the Chilsom Trail&#8230; &#8221; (da una canzone western)<\/p>\n<p>Dopo qualche mese di calma, ecco il Direttore di nuovo angosciato. A tutt&#8217;oggi, di tre articoli spediti in tempo, non ne ha ricevuto che uno. Si sa, per Pasqua c&#8217;\u00e8 un ponte (lungo), ed appena finito il ponte ne \u00e8 cominciato un altro (abusivo), in occasione delle partite di Coppa dei Campioni e Ut FA di calcio. Tutta l&#8217;Italia in movimento: a Torino ho visto pullman di tifosi provenienti da Ragusa. Qualcuno avr\u00e0 chiesto le ferie, qualche altro si sar\u00e0 dato ammalato. Fra costoro, chiss\u00e0 quanti postini.<br \/>\nNon voglio per\u00f2 incolpare questa simpatica categoria. Ho conosciuto simpatici postini veneziani, per tradizione e necessit\u00e0 appiedati, di lemperamento giovanile e naso paonazzo, dediti a consegnare la posta fino all&#8217;ultima cartolina e all&#8217;ultima &#8220;ombra&#8221; di bianco tracannata nei &#8220;b\u00e0cari&#8221; (osterie), insidiosamente disseminati sul lungo cammino.<br \/>\nQuando ero fidanzato ed abitavo a Roma, mia moglie decise di scrivermi una lettera. Donna di grande virt\u00f9 ma notoriamente disattenta, ricordava il nome della via ed il numero civico. Aggiunse alla lettera una perfetta planimetria con l&#8217;indicazione della strada della casa, con ulteriori spiegazioni per il postino. Cosa scrisse sulla busta come indirizzo? &#8220;Al postino di Piazza Zama-Roma&#8221;. Piazza Zama \u00e8 una piazza non molto distante da Via Segesta, dove sorge appunto la casa in questione. Crederlo o no, il solerle funzionario postale recapit\u00f2 la lettera. Quanti anni fa? Adesso&#8230;? Adesso ci sono codici postali, selezione automatica, il recapito in moto. Infatti non arriva mai niente. Scioperi? S\u00ec, a volte ci sono, ma c&#8217;erano anche allora. Penso che, se il Direttore vuole usufruire ancora della mia modesta collaborazione, dovr\u00e0 istituire una specie di Pony Express tra Milano e Torino. Cavallo, bisacce, stazione di posta a Novara per il cambio di cavallo e via. Il cavaliere? Scelga il Direttore. Qualcuno lo trover\u00e0. E poi, adesso, l&#8217;equitazione \u00e8 di moda.<br \/>\nPeccato non ci sia pi\u00f9 l&#8217;arma della Cavalleria classica, cos\u00ec elegante, cos\u00ec romantica. La famosa &#8220;Carica dei 600&#8243; della cavalleria inglese nella guerra di Crimea. L&#8217;eroica carica dei cavalleggeri italiani contro i carri armati russi sul Don. Anche nel basket esiste la carica. La cosiddetta carica psicologica, di cui ho parlato a suo tempo su queste colonne. Poi c&#8217;\u00e8 la carica simile a quella dei cavalleggeri, il contropiede seguito dall&#8217;eventuale contropiede secondario, o transizione offensiva, se pi\u00f9 vi piace. Quando ero adolescente, ero un grande ammiratore della Ginnastica Roma allenata dal grande dottor Ferrer\u00f2, e colonna della quale erano gli amici Primo e Cerioni. La Roma giocava usando una grande ragnatela di passaggi (allora non c&#8217;erano i 30&#8221;) e vedere un tiro era un avvenimento. Mi era antipatico il Borletti Olimpia (con Stefanini e Romanutti); gran contropiede, al massimo giochi a due e via. Il primo vero allenatore che ebbi fu Cafiero Parrella, gran praticone ed amante del basket di corsa, lo sognavo azioni complicate, Cafiero andava per le spicce. E faceva bene. Perch\u00e9 vincevamo. Quando vidi l&#8217;Ignis allenata dal povero Rino Garbosi, il contropiede cominci\u00f2 a piacermi dal punto di vista estetico. C&#8217;erano duetti iniziati da Nesti e conclusi da Zorzi (s\u00ec, proprio lui, il talpone) da far leccare i baffi. Poi&#8230;poi&#8230; posso dire che negli ultimi ventarmi le squadre da me allenate hanno giocato bene e male, ma il contropiede l&#8217;hanno usato tutte, dico tutte, e credo bene. Da qualche anno, poi, la &#8220;carica&#8221; \u00e8 tornata di gran moda in Italia. Chiss\u00e0, a furia di guardare partite NBA in televisione, si sono aperti i crevelli, o sono cadute le fette di prosciutto dagli occhi. Vogliamo parlare di squadre che hanno fatto la storia? Boston Celtics, Los Angeles Lakers, UCLA, Real Madrid, S\u00ecmmenthal, Ignis: tutto contropiede. Va bene, ma non tutti allenano grandi squadre. E allora, control bali? Si, per\u00f2 nel campionato universitario americano, dove non esiste &#8211; o non esisteva &#8211; la regola del limite anzitempo, e se uno vuole, la palla se la pu\u00f2 anche mangiare o mettere sola in tasca. Contropiedi, transizioni, tiro rapido, buon equilibrio difensivo e aggressivit\u00e0 sui rimbalzi d&#8217;attacco. E il basket del futuro, \u00e8 gi\u00e0 il basket di oggi. Bruciate i libri degli schemi. Questo \u00e8 il mio messaggio per i postini. Peccato che andr\u00e0 perso, perch\u00e9 fino a quando il Direttore non istituir\u00e0 il servizio di Pony Express, ci sar\u00e0 sempre il rischio terribile che i miei vadano persi, con incomparabile danno per l&#8217;umanit\u00e0 intera.<\/p>\n<p><strong>La filastrocca del Coach<br \/>\n<\/strong>Longtemps, longtemps, longtemps apres que les poetes ont disprue leurs chanson courent ancore dans les rues&#8230; (Charles Trenet)<\/p>\n<p>C&#8217;era un coach cosi piccolino che quando l&#8217;ala, passava la palla sul muso gli dava e gli rovinava il nasino.<br \/>\nC&#8217;era un coach cosi pesante che pi\u00f9 di una panchina spacc\u00f2; il suo manager risparmiatore, una di ferro gliene regal\u00f2.<br \/>\nC&#8217;era un coach cos\u00ec educato che i giocatori non sgridava; anzi, nemmeno parlava, e pertanto era assai stimato.<br \/>\nC&#8217;era un coach cos\u00ec intellingente che la squadra non allenava: &#8220;Non voglio sprecarmi -diceva &#8211; tanto nessuno capisce niente&#8221;.<br \/>\nC&#8217;era un coach americano che ululava in inglese, una guardia zoofila lo prese e lui gli morsic\u00f2 la mano.<br \/>\nC&#8217;era un coach a tempo pieno che gli schemi in ufficio disegnava e le pratiche in palestra sbrigava: ben presto divenne scemo.<br \/>\nC&#8217;era un coach che se ne fregava e allenava senza contratto; fu tosto cacciato di botto e poi se ne lamentava.<br \/>\nC&#8217;era un coach con l&#8217;assistente che la panca gli segava, e lui che se ne fidava perse il posto immantinente.<br \/>\nC&#8217;era un coach che dichiarava che il play-maker \u00e8 fuori di moda cos\u00ec la sua squadra \u00e8 retrocessa ma lui non \u00e8 che si roda.<br \/>\nC&#8217;era un coach che era speciale a lisciarsi i giornalisti cosi quei poveri cristi non ne scrivevano mai male.<br \/>\nC&#8217;era un coach assai famoso &#8211; nello scegliere gli americani ne ingaggi\u00f2 uno zoppo e uno monco &#8211; e si lament\u00f2 dei giocatori nostrani.<\/p>\n<p><strong>LA BALLATA DEL TALPONE<\/strong><\/p>\n<p>C&#8217;era un coach che voleva essere morte perch\u00e9 tutto gli era andato storto: la preparazione, il campionato, di andata il girone, e in quel di ritorno fu poi disgraziato. Si gett\u00f2 in mare con un sasso al collo ma era bassa marea, ebbe solo lo scollo del cuoio capelluto, gli venne lo scorbuto. la peste, l&#8217;epatite, e poi quattro ferite. In pieno delirio si bevve il collirio, il suo presidente gli disse: &#8220;Non sente che son solidale? Non se l&#8217;abbia a male, la metto a riposo, di questo mi scuso, ma lei capir\u00e0, c&#8217;\u00e8 la sua salute la probit\u00e0 da salvaguardare, perch\u00e9 poi allenare?&#8221; \u00c8 intanto di tuoi qualcuno squittiva. Apparve una fata che il coadi avvert\u00ec: &#8220;Prima o poi un talpone arriva&#8221;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>BLUES DELL&#8217;ARBITRO<br \/>\n<\/strong>Arbitro dall&#8217;uniforme color della polvere tristamente annerita d\u00ec sudore sotto le ascelle, arbitro che non hai fatto fortuna col fisico da esonerato in ginnastica, inconscio strumento del fato che usi il fallo non come il comune natale ma come una mannaia che cade senza lare male, presaga di espulsione lirenco bersaglio d&#8217;insulti, di sputi, di monetine consumi il di difesa senza un barlume di gloria. Lo sciopero improvviso degli autonomi ferrovieri ti imprigiona m un sala d&#8217;aspetto, ti ruba il riposo e gli occhi cerchia del luned\u00ec come dopo una notte al night significano scherno di in capufficio con l&#8217;ulcera.Non champagne ma un&#8217;aranciata acit\u00eci non caviale, ma un panino di plastica, non proto ma&#8230;, ma lezzo di arabo. Arbitro no sbattuto in prima pagina, arbitro, solo quando* cidi di ritirarli, ci pentiamo della parole non scambiate, della solidariet\u00e0 umana di cui ti siamo se avari solo allora arbitro, comprendiamo quanti ti eravamo e ti saremo amici.<\/p>\n<p><strong>ODE A SILVESTRO<br \/>\n<\/strong>Silvestro, gatto veneziano, anzi gatto di castello, gatto ex trovatello, tu mi senti, anche io non ti sento di notte, quando un fioco lamento esce dal mio stomaco ac nulla, balzi sul mio letto i ghiaietto leggi nella mia ar il gatto \u00e8 un animale interes , neppure di essere an sogni e dei miei incubi apr: allontani le chimere, scac aspetti assieme a me l&#8217;albi l&#8217;alba \u00e8 spesso vano.<\/p>\n<p><strong>FILASTROCCA PAESANA<\/strong><\/p>\n<p>Lo disse un d\u00ec Puglisi &#8211; lo conferm\u00f2 Rubini se vuoi viver tranquillo &#8211; allena i ragazzini.<br \/>\nLo disse un giorno Peterson al fidato Cappellari, spesso in attacco giochiamo come somari.<br \/>\nLo disse Palazzetti a Skansi Pero slavo: con Bouie e con Kicanovic sei davvero pi\u00f9 bravo.<br \/>\nLo disse un giorno Allievi all&#8217;ottimo Morbelli: i titoli mi piacciono, ma gli incassi son pi\u00f9 belli.<br \/>\nLo disse Giann\u00ec Asti a quelli del BerLoni: se non vinciamo il titolo, voi siete dei&#8230; bricconi.<br \/>\nLo disse il bravo Mangano parlando al suo Jura, chi ha Chuck nella sua squadra far\u00e0 buona figura.<br \/>\nLo disse Taurisano, parlando con gran stizza, le prossime vacanze non le trascorrer\u00f2 a Nizza.<br \/>\nLo pensava Paini, saltando in mezzo ai fossi, Rank mi ha fregato e Beshore ha salvato Rossi.<br \/>\nDichiar\u00f2 Pentassuglia, fregandosi le mani: in fondo io non ho fatto peggio di Percudani.<br \/>\nLo disse mister Crespi rivolto a coach Pasini: se dai le dimissioni non perdi i tuoi quattrini.<br \/>\nLo borbottava Sales, di Grascia il Baronetto: quando ti becco Bianchi, ti sparo dritto al petto.<br \/>\nLo proclam\u00f2 De Sisti, simpatico &#8220;menzogna&#8221;: se non fai difese, \u00e8 certo una vergogna.<br \/>\nRispose Cardaioli: cos&#8217;\u00e8 questa menata? Ci vogliono otto zone, e una combinata.<br \/>\nDisse Giancarlo Asteo, svegliandosi dal coma: da padella alla brace, da Lazio a Bancoroma.<br \/>\nAggiunse Benvenuti, in pieno mezzogiorno: Roma sar\u00e0 bellissima, ma deh!, \u00e8 meglio Livorno.<br \/>\nDiceva un giorno Jordan, parlando con distacco: se Dodo mi da via, chi penser\u00e0 all&#8217;attacco?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I Passi perduti<br \/>\n<\/strong>Caminito, qua el tiempo,haborrado&#8230;&#8221;<br \/>\n(dal tango argentino &#8220;Caminito&#8221;)<\/p>\n<p>Al parco Ruffini, quello che io chiamo il mio sentiero dei passi perduti, un tappeto soffice di foglie gialle che mi accompagna via via fino all&#8217;ingresso del Palasport e dopo una rampa di scale si trasforma nel verde vivo del contorno del campo da gioco, il mio praticello. Sul mio praticello cammino e raccolgo le idee mentre i giocatori effettuano il riscaldamento, il mio praticello calpesto nervosamente durante le fasi pi\u00f9 concitate delle partite.<\/p>\n<p>Tra arrivo e partita, il rituale \u00e8 il solito. Lasciare il giubbotto nell&#8217;attaccapanni all&#8217;angolo dello spogliatoio, scrivere sulla lavagna la formazione avversaria con le nostre marcature abbinate, disegnare i principali schermi d&#8217;attacco dei rivali, attendere che il massaggiatore Roberto finisca il lavoro di bendaggio e massaggio, controllare che tutti i giocatori siedano quietamente e siano in grado di prestare attenzione. C&#8217;\u00e8 il discorso di rito, il riassunto del lavoro compiuto in settimana, le indicazioni per la gara imminente, le disposizioni speciali, le raccomandazioni individuali, e si cerca anche di toccare i tasti che ispirano la sinfonia giusta nello spirito del singolo e del collettivo. Nell&#8217;ora e mezza di guerra non c&#8217;\u00e8 tempo di meditare su quando sia impietosa la guerra stessa. Non ci sono santi, ci debbono essere vincitori e vinti. Non \u00e8 un lavoro d&#8217;ufficio, questo, non c&#8217;\u00e8 routine; non \u00e8 lavoro d&#8217;artista, non ci sono pennellate di rifinitura; non \u00e8 neppure una battaglia, dopo la quale a volte non risultano n\u00e9 vinti n\u00e9 vincitori. E&#8217; una piccola guerra, dalla quale escono inevitabilmente trionfatori e sconfitti. La vittoria da sempre e comunque una sensazione di esaltazione, di euforia, di leggerezza, di felicit\u00e0. La sconfitta&#8230;. eh, la sconfitta \u00e8 come una ragnatela appiccicosa e schifosa che si attacca addosso, \u00e8 una sensazione sgradevole, come quando sei vestito con abiti pesanti e all&#8217;improvviso viene un gran caldo e tu sudi e soffochi e magari sei in treno e sai che la doccia \u00e8 lontana milioni di anni luce. La sconfitta \u00e8 come una notte resa insonne da dolori lancinanti, allo stomaco, e tu non hai pi\u00f9 pastiglie, \u00e8 come la sete quando il frigorifero non funziona e dal rubinetto cola acqua giallastra. Ma non \u00e8 niente di pi\u00f9. Non \u00e8 una tragedia, nessuno muore, nessuno \u00e8 ferito gravemente. Si pu\u00f2 pure rimediare ad una sconfitta, basta analizzarla con calma, capirne le cause, pensare e predisporre i rimedi. Possibilmente il giorno dopo, quando la mente \u00e8 pi\u00f9 fredda. Al massimo un&#8217;ora dopo la fine della partita bisogna tornare in s\u00e9. Dire: &#8220;Ma io quando perdo divento pazzo, soffro come un animale ferito, non mi controllo&#8221;. Se sei fatto cosi, amico mio, non vivrai a lungo. E neppure allenerai a lungo, te lo garantisco. E&#8217; questione di scuoter via le ragnatele, di arrivare a casa e fare la doccia, di arrivare alla farmacia di turno e procurarsi le pastiglie, di sopportare un po&#8217; di sete. Non si pu\u00f2 allenare con continuit\u00e0 ed efficacia nel tempo, se non si ha la capacit\u00e0 di discernere, se si \u00e8 preda delle passioni, se non ci si rende conto in quale realt\u00e0 viviamo. I problemi veri sono quelli esistenziali, \u00e8 gi\u00e0 cos\u00ec difficile vivere in armonia con la natura. Anch&#8217;io mi lascio travolgere, ma da cose che sono al disopra della mia capacit\u00e0 di comprendere. Guardo in TV &#8220;Quark&#8221; e mi sconvolgono le immagini trasmesse da un Mariner che sorvola a bassa quota Marte. Osservo anch&#8217;io la nebulosa che \u00e8 al centro di Orione e mi sento perdere nell&#8217;infinito. Cerco di stare con i piedi per terra, di vivere nella natura a me pi\u00f9 vicina, e magari mi sommerge un&#8217;ondata di tenerezza alla vista occasionale di un micetto odi un cagnolino. Natura, vita, specie, evoluzione, universo, estinzione, razze: Dio, come mi gira la testa! Per fortuna esiste il mio sentiero dei passi perduti che imboccher\u00f2 per molti mesi ogni due domeniche, sotto i piedi un tappeto prima giallo oro poi verde prato, sul capo prima un soffitto di rami e foglie intrecciati, poi una cupola luminosa. E nel cuore un senso di angoscia per l&#8217;avvenimento imminente, ma una pace smessa dalla coscienza del dovere ti ma n a. Chiss\u00e0, forse sar\u00e0 cosi il sei accompagner\u00e0 verso la nera incoscienza della morte o verso pi\u00f9 improbabili Campi Elisi.<\/p>\n<p>Il poeta o vulgo sciocco&#8230;La primavera produce i fenomeni pi\u00f9 strani, come il raffreddore da fieno, lo sbocciare dei fiori, il germoglio delle piante; fa nascere l&#8217;amore, provocare udori e tremori, le ginocchia traballano, il capo gira. Nel quadro di questi fenomeni primaverili, io vengo colto da un attacco pseudopoetico. I miei lettori mi perdonino e mi compatiscano.<\/p>\n<p><strong>ODE AD UN PRESIDENTE MAI NATO<\/strong><\/p>\n<p>A te, Presidente,<br \/>\nche non ci guadagni niente,<br \/>\nanzi, che ci rimetti,<br \/>\nche non hai tuoi protetti,<br \/>\na te, Presidente,<br \/>\ngrande uomo paziente,<br \/>\nche ascolti l&#8217;allenatore,<br \/>\nne sei il sostenitore,<br \/>\nspecie se la sconfitta<br \/>\nrende tua moglie afflitta,<br \/>\ne nel tuo club l&#8217;amico,<br \/>\nfa un viso che non dico,<br \/>\ne in tal modo ti sfotte<br \/>\nche stai sveglio la notte;<br \/>\na te, Presidente<br \/>\nche scacci l&#8217;impellente<br \/>\nvolere di vendetta<br \/>\ne dichiari alla Gazzetta<br \/>\nche la stima \u00e8 immutata,<br \/>\nche la fede non \u00e8 crollata,<br \/>\nche rispetti il contratto,<br \/>\nche tu non sei matto,<br \/>\nche mantieni l&#8217;equilibrio,<br \/>\nche non esponi al ludibrio pubblico,<br \/>\nun allenatore che \u00e8 un grande professore,<br \/>\nche \u00e8 un gran lavoratore,<br \/>\nche \u00e8 solo sfortunato<br \/>\nper cui va sostenuto<br \/>\nnel modo pi\u00f9 appropriato.<br \/>\nTu hai propositi fermi:<br \/>\nprimo, lo riconfermi<br \/>\nper i prossimi tre anni;<br \/>\nsecondo, chi ne sparla<br \/>\na morte lo condanni;<br \/>\nterzo, anche se \u00e8 brutto<br \/>\ned ha un po&#8217; di pelata,<br \/>\ngli darai in matrimonio<br \/>\nla figlia tua adorata<br \/>\nA te, Presidente, voli il mio canto alato:<br \/>\npeccato solamente che tu non sia ancora nato<\/p>\n<p><strong>GLI ALLENATORI DI A1<\/strong><\/p>\n<p>Sales, l&#8217;educazione, Bianchini, la filosofia, De Sisti, l&#8217;agitazione, Mangano, la frenesia. Peterson, la pubblicit\u00e0, Tanjevic, il dinamismo, Asteo, la sincerit\u00e0, Nikolic, il pessimismo. Cardaioli, la furberia, Rinaldi l&#8217;eccentricit\u00e0, Primo, la diplomazia, Bucci, l&#8217;elettricit\u00e0. Non vi ho dimenticati, \u00e8 solo questione di rima, Tau, Asti e Recalcati: dovevo inserirvi prima. Mi perdonerete forse, se vi offro senza malizia come a tutti gli altri colleghi la mia stima e la mia amicizia.<\/p>\n<p><strong>GIOCATORI DI BASKET<\/strong><br \/>\nI giocatori di basket<br \/>\nsono grandi pipistrelli<br \/>\nche dormono a testa in gi\u00f9<br \/>\nappesi ai soffitti di stanze d&#8217;albergo<br \/>\ne sognano letti immensi,<br \/>\ne ragazze altissime,<br \/>\ne fritti misti giganteschi da mangiare<br \/>\ncinque minuti prima che inizi la partita<\/p>\n<p><strong>ASSISTANT COACH<br \/>\n<\/strong>L&#8217;assistente allenatore \u00e8 un animale strano, giovane quasi sempre, qualche volta anche anziano.<br \/>\nE&#8217; un animale cieco, lui stesso lo confessa, vede solo una luce, una luce riflessa. Si nutre di soddisfazioni,<br \/>\npoche, e di molte mortificazioni. Dei premi-partita si contenta dell&#8217;odore, talor guadagna meno del decimo giocatore. Impara (se c&#8217;\u00e8 il tempo) collabora (se gli \u00e8 concesso) le sue idee pi\u00f9 brillanti finiscono nel cesso se il suo capo \u00e8 nevrotico egocentrico, dittatoriale &#8216;Tu non pensare, lavora, se no finisci male!&#8221;. L&#8217;aiuto allenatore non risponde, comprende, giustifica, accetta le peggiori reprimende. Lavora senza gloria a lui non \u00e8 concessa \u00e8 cieco, lui conosce solo luce riflessa. Trattato come un cane, non si ribeller\u00e0. A lui basta l&#8217;onore: L&#8217;onore \u00e8 fedelt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>COACH<br \/>\n<\/strong>Una lavagna sbrecciata una scarpa scalcagnata. Un fischietto appeso al muro una macchia di sudore scuro, un mezzo panino ormai duro. Una scheda qualsiasi cancellata, un&#8217;azione mal disegnata, un&#8217;idea che se ne \u00e8 andata. Un appuntamento scordato, un giocatore ammalato, un arbitraggio scellerato. Una squadra da sistemare, un titolo da conquistare, un sogno da realizzare. Questa \u00e8 la tua vita, coach.<\/p>\n<p><strong>I pregi della musica<br \/>\n<\/strong>&#8220;Chi vuoi sentir cantar la veneziana&#8230;&#8221;<br \/>\n(da un coro per il corso A dell&#8217;ISEF di Roma)<\/p>\n<p>Dalla fine di agosto non ci alleniamo pi\u00f9 alla palestra delle Cupole, all&#8217;estrema periferia di Torino, nella via Artom, una specie di Spanish Harlem Salvo qualche rara occasione, quando ci viene concesso l&#8217;uso del palasport, lavoriamo quotidianamente alla palestra della Riv. Sorge sulla riva destra del Po, in mezzo al verde, ci sono campi da tennis e bocce. La palestra \u00e8 piccola ma confortevole, e tutti i pomeriggi \u00e8 occupata dalle quattordici alle ventidue, dalle varie squadre della Berloni, salvo due ore, riservate alle attivit\u00e0 dei dipendenti Riv. Calcetto, ginnastica, danza jazz, aerobica e cos\u00ec via. Al mattino la palestra \u00e8 riservata alle lezioni d\u00ec educazione fisica che vi svolgono varie scuole. Anche noi, un paio di mattine alla settimana, usufruiamo dell&#8217;impianto. Normalmente raggiungo la palestra via bus, prima il 63 poi il 47. Arrivo in anticipo e faccio colazione al bar (altro comfort da non dimenticare) che, essendo aziendale, fa anche prezzi pi\u00f9 bassi dei normali. Cedo quasi sempre alle lusinghe di Tullio, il barista, che mi propone una fetta dell&#8217;ultima torta confezionata dalla moglie, una vera specialista in materia (a mio parere, \u00e8 quella di cioccolata la suprema). Poi mi affaccio in palestra e spio qualche minuto di lezione: si sa, sono stato anch&#8217;io insegnante. Ultimamente sono rimasto divertito ed edificato nel vedere una giovane e graziosa insegnante istruire una classe di prima elementare in esercizi ed evoluzioni assai semplici, eseguiti con commovente impegno dai piccoli, accompagnati dalla musica prodotta da un registratore. Chi era l&#8217;autore della musica? Mozart, certo avete indovinato. La musica classica, mi dicono, diffusa nelle stalle, aumenta la produzione di latte delle mucche. Con la sua cetra, Orfeo addomesticava le fiere. Una marcia militare, suonata al momento giusto, pu\u00f2 caricare l&#8217;uditorio. Nei &#8220;colleges&#8221; americani esistono le &#8220;pep bands&#8221;, complessi che seguono le squadre anche in trasferta, per elettrizzare tifosi e squadre con le loro marcette. In Italia, patria o quasi della musica, a scuola non si fa niente o quasi per istruire ed indirizzare i giovani in un campo che \u00e8 molto pi\u00f9 importante di quanto non si creda. Voi non avete idea quanto sia alto il numero dei ragazzi stonati. Insegnando il canto corale e a suonare uno strumento.il difetto si pu\u00f2 correggere, lo penso che molti ragazzi, oltre che stonati, sono o diventeranno presto sordi. La musica delle discoteche fa pi\u00f9 strage di timpani delle perforatrici meccaniche. Mio figlio \u00e8 (o era) un patito degli &#8220;heavy metals&#8221;, che producono dissonature atroci. Mio figlio, inutile dirlo, \u00e8 stonato. Chiunque \u00e8 capace di salire in pista in discoteca e ballare. Anche un orso. Basta scuoter-si un po&#8217; qua e l\u00e0, anche fuori tempo. Tanto, non se ne accorge nessuno. In un ballo cossiddetto &#8220;liscio&#8221; occorre: 1) seguire il ritmo; 2) conoscere i passi fissi; 3) affiatarsi con la dama. Imparare (al limite con l&#8217;aiuto di un maestro) porta senz&#8217;altro benefici per il ritmo e la coordinazione generale. Avete detto nulla! Sapeste che fatica quando si comincia a insegnare ai principianti il terzo tempo. La cosa pi\u00f9 difficile per loro \u00e8 &#8220;sentire il ritmo&#8221;. Il basket \u00e8 gioco d\u00ec ritmo e coordinazione. Il grande Ramsey dice che, quando \u00e8 Ben giocato, \u00e8 come una (orma altamente artistica di balletto. Sono d&#8217;accordo con Jack, e d&#8217;altra parte non per nulla il basket \u00e8 un gioco cos\u00ec congeniale per ai negri, che sono ballerini nati. Un famoso giornalista francese (che \u00e8 stato un grande campione di atletica, Marcel Hansenne) coni\u00f2 riferendosi al basket, una felice espressione: &#8220;Atletica giocata&#8221;, lo aggiungerei che trattasi di &#8220;balletto virile&#8221;. Occorrono forza, velocit\u00e0, resistenza, abilit\u00e0, ma anche senso del ritmo, coordinazione, equilibrio in aria. I ballerini classici vestono calze-maglie i non hanno molto; i cestisti indossano divise comode ed eleganti al tempo stesso, rigorosamente maschili. Ad ogni modo, mi sembra che le cose stiano cambiando in meglio. Alcune squadtre inclusa la nostra, hanno una specie di inno o marcia che ne annuncia l&#8217;ingresso in campo compagnata dal ritmato battimani del pubblico. Nelle scuole, gli insegnanti di educazione fisica sono istruiti sulle pi\u00f9 moderne teorie, studiano si aggiornano. Forse cambieranno i programmi di educazione musicale, forse alla lunga (ma sarebbe meglio alla corta) i giovani torneranno ad apprezzare la musica vera. Speriamo. E complimenti alla giovane insegnante della palestra della Riv.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>In un altra dimensione<br \/>\n<\/strong>Medico, cura te stesso<\/p>\n<p>Cerco di compilare una specie di bollettino medico, tanto per avere un quadro della situazione. La caviglia di Morandotti va meglio grazie alla laser terapia, e, anche se salter\u00e0 una partita di Coppa Italia, probabilmente domenica prossima potr\u00e0 giocare. Per\u00f2 ho appreso che Scoti May e il suo piccolo hanno l&#8217;influenza. Questo complica le cose perch\u00e9 Scott non potr\u00e0 giocare ed il bambino deve guarire immediatamente (oggi \u00e8 gioved\u00ec) altrimenti la madre dovr\u00e0 rimandare la partenza per gli Stati Uniti prevista per sabato. Ci\u00f2 non \u00e8 augurabile in quanto lady May ha iniziato l&#8217;ottavo mese di gravidanza e le linee aeree non ammettono volentieri le passeggere in gestione avanzata.<br \/>\nLe notizie su Bovolenta (della squadra Cadetti) operato tempo fa di menisco, sono buone, la muscolatura della coscia ha ripreso il tono, pu\u00f2 riprendere l&#8217;allenamento a pieno ritmo. Viceversa deve sospendere il lavoro per qualche settimana Oberto, del minibasket Berloni, per un disturbo di crescita. Quanto a Paglieri, della squadra juniores, ha la caviglia che stenta a far giudizio, eppure \u00e8 un bel po&#8217; che dovrebbe essere a posto. Quasi quasi scrivo davvero un bollettino, lo batto a macchina, lo appendo al muro e lo firmo Diaz, sembrerebbe un bollettino della prima guerra mondiale. In compenso non so se a mio figlio Luca (che abita in Slobbovia con mia moglie) \u00e8 passato il raffreddore e se ha trovato le lenti a contatto, che aveva bisogno di cambiare. In giovent\u00f9 ho completati gli esami dei primi tre anni della Facolt\u00e0 di Medicina e poi ho conseguito il diploma dell&#8217;ISEF. Con le nozioni apprese, ma sopratutto con la pratica fatta in tanti &#8216; anni di palestra, potrei benissimo a questo punto fare il medico. Certamente non qui ma a Singapore, o a Tumbuctu. Ricordate quei vecchi film di ambiente coloniale, con Humphrey Bogart quasi sempre eroe e Peter Lorre sempre spia? C&#8217;era immancabilmente anche un medico alcolizzato espulso per indegnit\u00e0 dall&#8217;Ordine che poi, in un modo o nell&#8217;altro, si redimeva salvando la vita a qualcuno. Ecco, potrei fare lo stesso, magari non sapr\u00f2 riconoscere al primo colpo la lebbra o il beri-beri, ma in fatto di diagnosi e prognosi per quel che riguarda i giocatori, non mi batte nessuno. Sono invece un po&#8217; scarso in scienze occulte. Ieri sera ho conosciuto un signore che \u00e8 stato parecchio tempo ad Haiti, e mi ha parlato dei riti voodoo, degli zombies e delle streghe, quelle che infilano gli spilloni nei pupazzi e fanno ammalare o peggio la gente. Di zombies non ne ho bisogno, ne ho avuti abbastanza fra i miei giocatori del passato. Ma una strega di Haiti mi farebbe comodo, per far certe cose che so io. Pensandoci bene, debbo anche controllare se Cardaioli ha passato qualche settimana nei Caraibi, la scorsa estate. E&#8217; un indiscusso mago della difesa, ma quando si deve giocare contro la sua squadra, non si sa come, si fa sempre male qualcuno prima. Arriva l&#8217;assistente Danna in questo momento e sghignazza. E&#8217; reduce dall&#8217;ospedale, dove ha accompagnato May che doveva fare delle iniezioni. Mentre aspettavano il medico di colpo il vento ha frantumato una vetrata, e se Scoti non balzava via, si sarebbe trovato infilzate da un bel po&#8217; di pezzi di vetro. Eh, s\u00ec, un viaggi a Tahiti si impone. O in un isola del Pacifico. Magari mi viene la stessa idea di Gauguin e mi fermo per il resto dei miei giorni. Chiss\u00e0 cosa ci vieta di imitare il grande pittore francese, dare un calcio a tulio e cambiare radicalmente vita. Non \u00e8 vero che sia impossibile farlo. Si pu\u00f2 fare, eccome! E pi\u00f9 vado avanti, e pi\u00f9 me ne viene la tentazione.<br \/>\nPer adesso, mi limito a prendere in consderazione una vacanza per l&#8217;estate prossima Intanto, per me una vacanza deve essere non tanto lunga, se no mi viene l&#8217;angoscia. A dilla verit\u00e0, non so neanche dove o come mi piacerebbe farla. Potrei andare qualche giorno a Venezia, ma d&#8217;estate la citt\u00e0 brulica di aridi turisti: per di pi\u00f9 gli amici sono tutti piazzati ai Lido.d* la mattina alla sera, e non li schiodi neancheJ morire.<br \/>\nQualche giorno ad Udine, sarebbe meglio L\u00ec non ti sbucano i turisti da sotto il letto, e trovi sempre un amico per fare due chiacchiere. E p\u00f2 nell&#8217;estate ci sono un&#8217;infinit\u00e0 di sagre di paese con pochi soldi bevi bene, mangi ottime salsiera e se ti piace il liscio, c&#8217;\u00e8 tanto di orchestrina a disposizione.<br \/>\nAnche qualche bagno di mare mi piacerei) be, in un posto con l&#8217;acqua pulita, senza tane confusione. Per\u00f2 per trovare una zona adatta dw fare un viaggio lungo almeno un giorno, e allora non ne vale la pena.Un fiume, quello s\u00ec che mi piacerebbe. Fase mi decido a fare la famosa risalita del Brente in battello. Oppure me ne scelgo uno, la Doraqu in Piemonte, per esempio, o l&#8217;Isonzo, e melon-salgo piano piano, me lo esploro pezzetta pet pezzetta, da solo, e ogni tanto mi sdraio sui sassi, sotto un cespuglio, a sentir frinire le cicalees veder sfrecciare le libellule. Nelle ore calde magari appare un fauno che suona la siringa, o m sfiora la veste candida di una ninfa. Non c&#8217;\u00e9mer* di pi\u00f9 bello dell&#8217;acqua che scorre, o della seta ma di un&#8217;onda che si frange. O del guizzo di una fiamma in un camino. O di una nuvola bianca che disegna in cielo mutevoli figure. Mi affascina tutto ci\u00f2 che si muove, che cambia continuamente aspetto. Forse sono un segno e mille forme. Intanto si fa male Sa Ma la far\u00f2 davvero la far\u00f2? Forse mi decider\u00f2 prima di una pedata a tutto e via in un meglio essendo eternauta, in une.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>In ricordo di Silvestro<br \/>\n<\/strong>&#8220;O morte, o morte&#8221;<br \/>\n( Dal dialogo di un venditore di almanacchi e della morte di Giacomo Leopardi)<\/p>\n<p>Come diavolo pu\u00f2 entrare un gatto in una rivista di basket, si chieder\u00e0 il neo-lettore. E qualche veler\u00f2 lettore commenter\u00e0, ma basta insomma con questo gatto. Per\u00f2 io dedico questo pezzo (che scrivo senza essere in grado di cacciare indietro le lacrime) ai tanti lettori che mi scrivono e ai tanti ti tosi di squadre avversarie che prima, durante e dopo una partita si sono preoccupati di venirmi a chiedere notizie del mio micio. Questo povero orfanello di forse un mese di et\u00e0, lo raccolsi la notte di San Silvestro davanti alla porta dell&#8217;Arsenale di Venezia. Nevicava, era abbandonato e miagolante. Me lo infilai nella tasca del cappotto, lo portai a casa e lo presentai ai miei, piccolo esserino malinconico che non era altro. Ci volle pi\u00f9 di un mese per farlo riprendere ed essere certi che non sarebbe morto. Aveva una codina che pareva uno spago e una pancina tutta spelacchiata. Per mesi ho avuto le mani come se le avessi immerse nei rovi, me le prendeva per giocare e me le graffiava con le unghiette. Ci trasferimmo a Seslo. per un anno non allenai, stavo molto in casa e lui mi seguiva come un&#8217;ombra. Sentiva quando ero triste, e mi saltava addosso. Mi aspettava dietro la porta quando uscivo; e quando mangiavo mi balzava in braccio, guardava nel piatto e aspettava che gli dessi un pezzette di cibo. Spesso mi dormiva accanto di notte, a volte saltava sul tavolo, si rizzava sulle zampe posteriori, mi appoggiava una zampa sul petto e con l&#8217;altra mi accarezzava il viso.<\/p>\n<p>Quanto amore mi ha dato Silvestro e quanto l&#8217;ho amato ! Aveva un suo linguaggio di suoni e versi coi quali si annunciava. Quando rientravo in casa, voleva che lo seguissi nella stanza da letto e qui erano effusioni a non finire- In questi ultimi tre anni lo vedevo poco, lui stava a Sesto coi miei, ogni tanto mia moglie me lo portava per qualche giorno, o facevo io un salto a casa ed eravamo di nuovo insieme. Lo sentivo come se tosse una mia creatura, come se fosse nato da me. Poi il deperimento e la malattia, la diagnosi di tumore e i miei giorni terribili passati a Trieste e Zara e ancora la visita dello scienziato milanese, e la nuova diagnosi e la speranza. Dopo le cure per\u00f2 non c&#8217;\u00e8 stato pi\u00f9 dubbio: un virus che colpisce solo i felini gli si era annidato nei reni. Ancora cure, era deperito tanto. Una giovane e brava veterinaria, Verena, amica di famiglia e assistente del professore, l&#8217;ha tenuto a casa sua per un po&#8217;, per assisterlo meglio. Un giorno, partendo all&#8217;alba da casa mia a Sesto l&#8217;ho visto, povero scheletrino, sul mio divano. Sono andato a fargli una carezza e ho sentito le sue fusa. Non l&#8217;ho pi\u00f9 visto. Dopo un altro tentativo d\u00ec cura, Verena, poich\u00e9 il male cominciava a colpire i centri nervosi, l&#8217;ha soppresso.<\/p>\n<p>La mia vita non potr\u00e0 essere mai pi\u00f9 la stessa, senza Silvestro. Ero disposto ad accettare una sua morte di vecchiaia, l&#8217;avrei tenuto in braccio io stesso. Il mio amico, il mio confidente, la mia creaturina mi ha lasciato; via lacrime maledette, e lo vedr\u00f2 mai pi\u00f9. lo so dov&#8217;\u00e8 ora, lo vedo chiaramente; c&#8217;\u00e8 un campo grandissimo di grano maturo, in mezzo al quale spicca un pino che si erge solitario. Lui \u00e8 l\u00e0, ai piedi del pino, che fa le fusa e mi aspetta. Ma io so che non lo raggiunger\u00f2 mai, perch\u00e9 per me non ci sar\u00e0 altro che il nulla, il nulla senza il mio Silvestro, e scusatemi se vi dico che sono disperato, non voglio nulla, n\u00e9 rispetto, n\u00e9 conforto; lasciatemi solo con la mia disperazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Taccuino edito da Libri di Sport di Ricky Morandotti Editore a cura di Massimo Turconi I brani tratti da questo libro che Dido Guerrieri e Massimo Turconi ci hanno regalato nel 1996, fu presentato, oltre che a Bologna anche a Torino a &#8220;All American&#8221; di via Sacchi In un locale sotterraneo pieno di sport&#8230;a [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":8164,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-10497","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.basketover.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/10497","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.basketover.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.basketover.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.basketover.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.basketover.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=10497"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.basketover.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/10497\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10514,"href":"https:\/\/www.basketover.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/10497\/revisions\/10514"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.basketover.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/8164"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.basketover.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=10497"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}